
Non siamo fuori dalla crisi. I dati del commercio al dettaglio e delle attività manifatturiere ticinesi parlano chiaro. Secondo le indagini dell’Ufficio di statistica ticinese (USTAT) ci sono segnali di miglioramento, ma che non permettono ancora di decretare la parola "fine" alla crisi economica. “Si nota come la situazione congiunturale rimanga negativa, malgrado qualche segnale di miglioramento”, ci dice Dante Caprara, collaboratore scientifico dell’USTAT. “Per quanto riguarda l’industria manifatturiera, il fronte dei pessimisti si assottiglia leggermente, anche se non si evidenzia un vero e proprio punto di svolta nella fase recessiva, che attanaglia la nostra economia da un anno a questa parte”. Per il commercio al dettaglio, invece Caprara commenta: “È uno di quei settori che ancora risulta profondamente toccato dalla crisi sia a causa di una certa sfiducia del consumatore sia a causa del mercato del lavoro, che comincia ad essere toccato”. “Insomma, non siamo fuori dalla crisi, è ancora presto per un cessato allarme”, termina Caprara. Il settore manifatturiero Il settore manifatturiero ticinese segnala ancora un trimestre di risultati in larga misura negativi. Lo esplicita l’indicatore sintetico degli affari che, malgrado una nuova spinta verso l’alto, resta ancorato in zona fortemente negativa. Le ordinazioni sono parse al di sotto di quanto registrato un anno prima, con un volume complessivo giudicato insoddisfacente da una buona parte degli intervistati. In questo panorama, a fronte di capacità tecniche sostanzialmente invariate rispetto al trimestre precedente e con un grado di utilizzo al minimo storico degli ultimi cinque anni (74%), la produzione si attesta su livelli sempre inferiori rispetto ad un anno prima. Ne risultano valutazioni che indicano una situazione generale dell’impresa da soddisfacente a cattiva e una situazione reddittuale peggiore rispetto al trimestre scorso (saldo a -26). Ad ottobre gli industriali ritenevano l’occupazione da adeguata ad eccessiva. Secondo le prospettive espresse dagli industriali non si escludono entro la fine dell’anno ulteriori cali della produzione e dell’impiego. Risultano invece maggiormente orientate alla stabilità le prospettive sull’andamento degli affari a sei mesi.Il commercio al dettaglio Il settore del commercio al dettaglio ticinese chiude il terzo trimestre con un quadro congiunturale sostanzialmente negativo. I dati relativi all’afflusso della clientela, dopo una breve sosta nel mese di giugno, tornano a segnare una netta flessione annua da luglio a settembre. Un andamento che ha fortemente condizionato anche il fatturato che ha registrato performance nettamente al di sotto rispetto a quelle di un anno prima: -1,3% a luglio, -3,6% ad agosto e -1,8% a settembre. Stando all’ultimo rilevamento, la situazione complessiva dell’impresa è giudicata insoddisfacente da quasi un terzo degli intervistati a fronte di una grossa maggioranza di negozianti (il 60%) che la reputa né buona né cattiva. Le prospettive per il prossimo trimestre tracciano nuovamente uno scenario leggermente negativo, contrassegnato da lievi contrazioni nell’acquisto dei prodotti e della cifra d’affari. Anche l’occupazione è data in ulteriore flessione (saldo a -31).
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