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Crisi di Hormuz, fertilizzanti più costosi anche in Ticino: rincari fino al 40%
Agricoltori sotto pressione, salgono azoto, potassio, fosforo, calcio e magnesio. Christian Bassi: «Difficile per noi trasferire i rincari sul prodotto finale»

Le conseguenze del blocco dello stretto di Hormuz si fanno sentire anche alle nostre latitudini, con ripercussioni dirette sul mercato dei fertilizzanti. Dopo oltre un mese e mezzo di tensioni nell’area, i prezzi di alcune materie prime essenziali per l’agricoltura sono aumentati in modo significativo.

Bassi: «Crescita esponenziale dell’azoto»

«Abbiamo registrato un netto aumento dei costi rispetto al periodo pre-bellico», spiega il direttore dell’Orticola Bassi SA, Christian Bassi. «In particolare l’azoto è salito fino al 40%, mentre potassio, fosforo, calcio e magnesio segnano rincari attorno al 10-12%». Dallo stretto mediorientale transita circa un quarto della produzione mondiale di fertilizzanti, e il blocco della rotta ha avuto un impatto diretto sulle filiere e sui prezzi. L’Orticola Bassi, tra le poche realtà ticinesi ad acquistare direttamente dagli importatori svizzeri, riesce in parte ad attutire il colpo. Tuttavia, la situazione pesa soprattutto sui produttori più piccoli, che hanno meno margine di manovra e minori capacità di pianificazione.

Difficile trasferire il rincaro: rischio perdite del 10%

Il rincaro arriva inoltre in una fase delicata della stagione agricola. «La prima piantagione è conclusa e il raccolto è imminente, ma la seconda è sotto forte pressione a causa degli aumenti», osserva Bassi. A differenza di altri settori, come quello dei carburanti, per gli agricoltori è difficile trasferire i maggiori costi sul prezzo finale. «Non possiamo fermare la produzione, ma senza adeguamenti rischiamo perdite anche del 10% sui margini».

Difficile un ritorno alla normalità anche con pace

Secondo il direttore, anche in caso di una stabilizzazione geopolitica, il ritorno alla normalità non sarà immediato. Intanto, la crisi sta accelerando alcune tendenze già in atto: di fronte a filiere globali sempre più fragili, cresce l’interesse verso soluzioni locali. «Puntare su fertilizzanti derivati da impianti di biogas o da liquami significa lavorare a chilometro zero e contenere i costi», conclude Bassi. «È un riorientamento della produzione che sta diventando sempre più diffuso».