
La scarcerazione di Jacques Moretti ha innescato una crisi diplomatica tra Svizzera e Italia, culminata con il richiamo da Berna dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado in segno di protesta. La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha annunciato che chiederà conto alle autorità svizzere di quanto accaduto, parlando di un «oltraggio alla memoria delle vittime di Capodanno» e di un «insulto alle loro famiglie». Per ora il Consiglio federale non si è espresso ufficialmente, ma da alcuni membri del Parlamento arrivano prese di posizione sempre più dure che sollecitano un intervento deciso da parte di Berna.
Farinelli: "Un ricatto"
Il consigliere nazionale PLR Alex Farinelli parla apertamente di ricatto: «Ricatti di questo tipo vanno semplicemente respinti al mittente senza esitazione alcuna. Nel corso di questa vicenda abbiamo scelto la via della moderazione, per non alimentare tensioni né rispondere a provocazioni. Ma esiste un momento in cui una linea rossa viene superata ed è doveroso rispondere con chiarezza. Subordinare il rientro di un ambasciatore a un coinvolgimento diretto nelle indagini significa entrare nel campo dell’ingerenza nella giustizia di un altro Stato. Questo è semplicemente inaccettabile».
Fonio: "Strumentalizzazione politica"
Ancora più duro il suo collega del Centro Giorgio Fonio, che accusa Roma di strumentalizzazione politica: «La politica italiana e, in particolare, la sua presidente si stanno mostrando indecenti. Davanti al dramma di Crans-Montana, strumentalizzano la sofferenza e le vittime per i propri tornaconti politici ed elettorali. Quanto sta accadendo con l’ambasciatore d’Italia in Svizzera è vergognoso. Il Consiglio federale deve reagire con forza».
Gysin: "No a pressioni politiche sulla giustizia"
Più cauta nei toni, ma ferma nella sostanza la posizione della parlamentare dei Verdi Greta Gysin: «Un’escalation diplomatica non giova a nessuno, ma il Consiglio federale non deve lasciare spazio a pressioni politiche sulla giustizia. Serve una presa di posizione chiara per ribadire l’indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri: la strumentalizzazione politica di questa vicenda da parte del governo Meloni è inaccettabile».
Marchesi: "Ingerenza del governo italiano"
Dal fronte UDC, il consigliere nazionale Piero Marchesi parla di un’ingerenza grave del governo italiano: «Se vi sono state responsabilità – che mi sembrano evidenti, ma che dovranno essere accertate – da parte dei gestori, dei coniugi Moretti, delle autorità comunali o dei servizi cantonali, dovranno risponderne davanti alla giustizia. Proprio per questo è inaccettabile la presa di posizione del governo italiano, che ha contestato una decisione della magistratura vallesana adottata nel rispetto del Codice di procedura penale». Marchesi definisce la richiesta di Meloni uno «sgarbo istituzionale grave» che «non deve cadere nel vuoto» e denuncia un’evidente incoerenza, ricordando tragedie avvenute in Italia – come il ponte Morandi, la funivia del Mottarone o Rigopiano – dove i procedimenti giudiziari sono durati anni senza interferenze straniere.
Quadri: "Superato il livello di guardia"
Infine, il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri chiede una risposta speculare da parte svizzera, con il richiamo dell’ambasciatore elvetico a Roma: «La propaganda populista autopromozionale del governo italiano ha superato il livello di guardia. È grottesco che un esecutivo che si dichiara «sovranista» pensi di poter dettare ordini in casa d’altri, in sfacciata violazione della sovranità nazionale e della separazione dei poteri. Evidentemente a Palazzo Chigi hanno qualche problema con il concetto di Stato di diritto».

