
Ammontano a 20,1 miliardi di dollari (18,5 miliardi di franchi) le transazioni illecite attraverso le criptovalute, che per il secondo anno consecutivo sono in aumento (dallo 0,12% registrato nel 2021 si è passati allo 0,24% nel 2022). Il dato emerge dal 2023 Crypto Crime Report, uno studio realizzato dall'azienda americana Chainalysis, specializzata nell'analisi relative al mondo delle blockchain. Nel complesso, comunque, l'attività illecita rimane una piccola quota, inferiore all'1%, del volume complessivo degli scambi che avvengono con le criptovalute. Monete digitali che sembra possano rappresentare il futuro per cittadini, enti pubblici e privati. È davvero così? “In quanto a paradigma digitale, la criptovaluta rappresenterà il futuro”, ha detto a Ticinonews Alessandro Trivilini, responsabile del Servizio informatica forense alla SUPSI. “Non solo servirà a fare degli acquisti, ma rappresenterà qualcosa di più profondo per lo scambio di valore nella sua accezione più astratta: lo scambio di informazioni e di dati”.
“Forse i tempi sono maturi per un cambio di paradigma”
In futuro, quindi, sembra che le criptovalute la faranno da padrone e non solo per quanto riguarda i pagamenti. “Diventeranno una sorta di passaporto. Ma questo solo quando sarà integrato, diffuso, gestito e tutelato dalla finanza digitale. Il momento in cui questo si manifesterà sarà quando le banche centrali diffonderanno la valuta digitale a tutela del cittadino. Oggi ci troviamo ancora di fronte a sperimentazioni di privati cittadini o aziende, soggette fortemente al riciclaggio e alla speculazione. Bisogna quindi fare una distinzione tra le criptovalute finalizzate alle sperimentazioni sporadiche da quello che invece sarà un paradigma, che sovente si manifesta attraverso una crisi. Forse i tempi sono maturi per un cambio di paradigma”, ha continuato Trivilini.
Le criptovalute sono sicure, è davvero così?
“Le criptovalute hanno crismi di sicurezza elevati, ma la sicurezza totale non è esiste. A renderle maggiormente sicure sono le procedure di responsabilità che l’ente proprietario della blockchain potrà offrire ai cittadini. Le stablecoin e le altcoin esistenti non possono fare questo perché sviluppate da privati cittadini che non hanno interesse nel rimborsare le persone se qualcosa non dovesse andare a buon fine”, ha risposto l’esperto. “La criminalità informatica usa questo tipo di tecnologia per delegare alla blockchain la transazione. Nel mercato nero compratori e acquirenti non vogliono entrare in contatto, preferiscono l’anonimato, e in questi ambienti non si seguono le regole. Quando questa tecnologia verrà portata nella società civile, dove ci sono regole da seguire, sarà diverso. Per questo motivo i tempi di diffusione sono più lunghi, nella società tutto va ben definito”, ha concluso Trivilini.

