
Sono 10 in Ticino le persone sospettate di aver approfittato indebitamente dei crediti Covid-19 concessi dalla Confederazione, che ora sono oggetto di altrettanti procedimenti penali da parte del Ministero pubblico del Cantone. Questo quanto emerge dalla risposta del Consiglio di Stato a un’interrogazione presentata dei deputati Tiziano Galeazzi e Roberta Soldati (UDC). Non verranno fornite tuttavia ulteriori informazioni sui casi o sui nominati: “Il segreto istruttorio”, si legge infatti nel testo, “non permette di fornire ulteriori indicazioni in merito”. Nella risposta si precisa anche che queste informazioni non sono disponibili nemmeno presso l’Ufficio di registro di commercio.
Casi isolati
Va comunque sottolineato che a fine maggio, riporta il Cantone, i crediti Covid-19 concessi dalle banche in Ticino erano 9’774, per un totale di 1’203,8 milioni di franchi. Si tratta quindi di casi isolati. Nel dettaglio, comunica il Consiglio di Stato, erano 9’701 i crediti fino a 500mila franchi, con un limite medio di 106’000 franchi, mentre erano 73 quelli superiori a 500’000 franchi, per un totale di 169,5 milioni, con un limite medio di 2,3 milioni di franchi. La stragrande delle richieste, si legge, proviene da imprese con meno di 10 dipendenti.
Nessun dato sulle aziende fallite
Il Consiglio di Stato spiega inoltre che, in relazione a un’altra domanda di Galeazzi su quante aziende abbiano definitivamente chiuso le saracinesche dopo l’erogazione di crediti statali, non sono ancora disponibili dati in merito in quanto questi si baserebbero sull’effettivo utilizzo o meno della fideiussione.
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