Cerca e trova immobili
Vallese
Crans-Montana, l'importanza di un sostegno psicologico mirato. Lang: "È un percorso umano"
Redazione
un giorno fa
Sono molte le questioni su cui riflettere, in eventi drammatici come quello di Crans-Montana. Al di là delle questioni giuridiche e tecniche, importantissimi sono i contraccolpi psicologici che possono colpire non solo le famiglie delle vittime e i sopravvissuti, ma anche la società che ruota loro intorno. Ticinonews ha approfondito l’argomento con Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale.

I funerali di Sofia Prosperi, giovane ticinese tra le vittime del dramma avvenuto in Vallese, si sono svolti ieri in un clima di profondo rispetto e partecipazione. A raccontarlo a Ticinonews è Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale, che ha accompagnato la famiglia nei giorni più difficili e partecipato alle esequie. «È stato un funerale dove si sentiva molto rispetto, partecipazione collettiva», spiega la psicologa. Un momento di dolore che ha saputo però trasmettere anche messaggi forti, soprattutto ai giovani. «Il vescovo ha trasmesso un messaggio rivolto ai giovani che era quello di un sì alla vita», partendo dalle caratteristiche di Sofia e sottolineando come «queste tragedie non devono bloccare questa energia vitale degli anni giovanili».

Oltre la professione

Lang racconta un accompagnamento che va oltre la dimensione professionale: «Questo accompagnamento è un percorso umano, non posso dire che sia stato un intervento professionale. E questo proprio per le sue caratteristiche di durata e di portata dell'intensità della sofferenza». Sul piano psicologico, Lang sottolinea come non esista una risposta unica al trauma: «Non è mai l’evento traumatico, ma il come impatta sulla persona. E lo fa a seconda del momento di vita in cui si è, che equilibrio si ha, se si hanno degli aspetti traumatici pregressi. Quindi è un percorso individuale».

A Crans-Montana quella notte

Lang si trovava a Crans-Montana al momento dei fatti. «Mi sono svegliata per un messaggio della centrale operativa di polizia» e, rendendosi conto della portata dell’evento, si è subito annunciata. Il paese appariva «spettrale», con «ogni volto, ogni persona con le lacrime agli occhi». Particolarmente difficile è stata la lunga fase di dubbi: «Tre giorni di incertezza erano come mettere queste persone su delle montagne russe emotive». A complicare ulteriormente la situazione, un flusso mediatico continuo e talvolta impreciso. «La responsabilità di chi deve gestire l’informazione è altissima», conclude Lang. «C'erano dei momenti in cui si sentiva dal fondo della sala un gruppo di persone che urlavano di gioia di fronte all'illusoria convinzione di aver ritrovato il proprio figlio, solo perché era stato annunciato da una Tv o gli era stato inviato un dettaglio da un giornalista. Ma poi ritrovavi le stesse persone nel dramma più assoluto a poche ore di distanza».