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Ticino
Covid sulle superfici: “Basso rischio”
Lara Sargenti
6 anni fa
Lo indica uno studio commissionato dal DT effettuato durante la seconda ondata. “La disinfezione sistematica delle superfici esterne non é né utile, né raccomandabile”

La possibilità di venire in contatto con il SARS-CoV-2 attraverso delle superfici esterne potenzialmente contaminate è bassa. Lo indica uno studio commissionato dal Dipartimento del Territorio (DT) nel corso della seconda ondata pandemica, i cui risultati sono stati pubblicati oggi.

La presenza del virus sulle superfici
Dall’inizio della pandemia di COVID-19, diversi studi scientifici hanno mostrato che il virus può rimanere sulle superfici per alcune ore, o addirittura per diversi giorni, con risultati variabili in funzione del tipo di materiale e dell’azione di fattori ambientali esterni. Per questi motivi, a causa del potenziale rischio d’infezione da superfici contaminate, nel periodo compreso tra marzo e maggio 2020 si erano susseguite delle richieste di procedere in modo sistematico con la disinfezione di superfici urbane esterne e accessibili al pubblico, per esempio piazze, panchine, statue, parchi giochi o strade. “L’autorità cantonale ha sconsigliato da subito queste pratiche, ritenendole da un lato non efficaci nel lottare contro la trasmissione del virus e dall’altro a elevato rischio ambientale e sanitario”, ricorda il DT. A metà maggio 2020, pure l’OMS si è espressa sul tema, sconsigliando a sua volta la disinfezione di superfici urbane esterne, “sia per una probabile scarsa efficacia, sia per i possibili rischi associati a operazioni di questo tipo”, si legge nello studio.

Lo studio del DT
Nel corso della seconda ondata pandemica, come detto, il Dipartimento del territorio ha promosso uno studio per verificare la presenza e la persistenza del SARS-CoV-2 su alcune superfici esterne accessibili al pubblico. “Malgrado non vi fosse la pretesa di fornire un quadro rappresentativo e statisticamente robusto della realtà, l’indagine conferma che la possibilità di venire in contatto con il SARS-CoV-2 attraverso delle superfici esterne potenzialmente contaminate è bassa”, sottolinea il DT. Le analisi sono state condotte su tre superfici diverse nel comune di Bellinzona: un pulsante presso un semaforo per il passaggio di pedoni in metallo; una panchina all’esterno di un centro commerciale in legno, rivestita con una resina organica; e uno scivolo di un parco giochi in platica. In condizioni di sopravvivenza del virus favorevoli e durante i periodi di “alta circolazione” dello stesso nella popolazione, dalle analisi “non sono state rinvenute tracce del materiale genetico ricercato”.

Le analisi in dettaglio
I tre punti di prelievo sono stati selezionati tenendo conto di fattori di esposizione e ambientali che permettono una maggiore persistenza del virus, in particolare assicurandosi che gli stessi fossero disposti in posizione prevalentemente ombreggiata. Si tratta inoltre di “materiali lisci in plastica o metallo che, secondo la letteratura e rispetto ad altre tipologie, dovrebbero favorire la persistenza del virus”, si legge nello studio. I campionamenti sono stati eseguiti da ottobre 2020 fino a gennaio 2021 tramite tampone (FLOQSwabs, COPAN). I campioni sulle tre superfici sono stati raccolti in 8 diversi momenti distanziati di circa due settimane l’uno dall’altro, mentre un unico campione è stato prelevato il 30 dicembre, per un totale di 22 singoli campioni.
“Gli otto campionamenti sono stati effettuati lungo tutta la seconda fase di contagio che è occorsa in Ticino a partire da inizio ottobre 2020 e fino all’evidente calo dei contagi registrato a partire dalla metà di gennaio del 2021”, si legge nello studio. “Nonostante l’aumento riscontrato di tamponi positivi al test nella popolazione abbia raggiunto numeri anche importanti, con circa 350 unità a inizio novembre (media settimanale) e una punta di 482 positivi in data 11 novembre, in nessuno dei 22 campioni prelevati dalle tre superfici prese in esame è stato rilevato il gene specifico per SARS-CoV-2”.

Le raccomandazioni del DT
I risultati raccolti rafforzano la conclusione di come, nella lotta al SARS-CoV-2, la disinfezione sistematica delle superfici esterne “non sia né utile, né raccomandabile”, precisa il DT. Per contro, si sottolinea “l’importanza delle raccomandazioni sanitarie generali richiamate man mano durante tutto il periodo pandemico, inclusi il regolare e frequente lavaggio delle mani con sapone e rispettivamente la loro disinfezione”.

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