
Da un lato ci sono le linee guida dell’Ufficio del medico cantonale, le quali invitano a sottoporre i bambini ad un test Covid al primo sintomo influenzale. Dall’altro, ci sono diverse malattie virali che, complice la stagione autunnale e più contatti tra le persone, hanno ripreso a circolare in maniera più marcata rispetto all’anno scorso. Sommati, questi due fattori hanno fatto sì che gli studi pediatrici, negli ultimi tempi, siano letteralmente presi d’assalto.
Tanti test
“Stiamo effettuando molti test”, ha confermato il presidente dell’Associazione pediatri della Svizzera italiana Giacomo Nobile a Ticinonews. “Le direttive valgono per i bambini dai 6 anni in su in quanto alla scuola dell’infanzia i contagi sono molto meno frequenti. È vero che i raffreddori in questo periodo sono all’ordine del giorno, ma le linee guida hanno senso in un contesto pandemico, dove l’obiettivo è scongiurare la chiusura delle scuole”.
Buon senso
Ovviamente, il dottor Nobile invita al buon senso: “Se un bambino fa due colpi di tosse non correrei a farlo testare. Se però tosse, febbre e raffreddore si prolungano è bene chiamare il proprio pediatra”.
Tornano i vecchi virus
In ogni caso, la maggior parte dei test si risolve con un esito negativo. La pandemia perde vigore e lo ha detto anche il ministro Alain Berset ieri: i contagi stanno rallentando. Non così altri tipi di virus che hanno iniziato a circolare in maniera anche più importante rispetto all’anno scorso, come quello che causa la bronchiolite. Ma Nobile rassicura: “È un virus conosciuto che nella maggior parte dei casi si risolve con decorsi leggeri. Decorsi più importanti si potrebbero verificare nei lattanti”.
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