
In tutto il mondo i temi relativi alla pandemia sono stati oggetto di dibattito politico quando non opportunatamente politicizizzati dall’una o dall’altra parte politica. Per esempio negli Stati Uniti, dove sulla mascherina i democratici sono apparentemente favorevoli e i repubblicani contrari. In Ticino, invece, quanto è stata politicizzata l’epidemia da coronavirus? Per rispondere a questa domanda Radio3i ha interpellato il politologo Oscar Mazzoleni dell’Università di Losanna.
Dibattito sulle frontiere ma sostanziale coesione
“Nel rapporto tra l’esperienza del Covid e la politica ticinese sicuramente all’inizio, nella prima fase, quella più incerta, c’è stata una certa politicizzazione del tema”, spiega l’esperto. “Penso in particolare alla questione della chiusura delle frontiere con l’Italia, che poi è scemata perché si è ritrovata una sorta di convergenza al momento della chiusura per alcune settimane anche in nome di una rivendicazione comune della politica ticinese nei confronti di Berna, per reclamare una sorta di specificità della situazione ticinese. Poi questa politicizzazione è tornata quando si è arrivati a discutere su come uscire, con che tempi, ecc. Ecco di nuovo il tema della frontiera, il tema delle scelte, più o meno appropriate, del Governo, che sono state politicizzate”. Il nostro Cantone comunque, spiega Mazzoleni, è stato meno toccato dalla polemica politica: “in rapporto ad altri contesti, in Ticino rileviamo una minore politicizzazione del tema rispetto per esempio all’Italia o alle realtà Oltralpe dove abbiamo assistito per esempio a manifestazioni di piazza”.
Covid più in vista alle votazioni di settembre
In futuro questa politicizzazione potrebbe diventare invece più rilevante? “Certamente, dipenderà molto da quanto durerà questa fase di potenziale ritorno della pandemia, anche in relazione alle scadenze future che saranno votate a settembre, per esempio l’iniziativa sull’immigrazione moderata sostenuta dall’UDC, che nel resto della Svizzera è anche tematizzata in relazione al Covid. È importante quindi dire che una parte di quella che oggi viviamo come relativa calma potrebbe cambiare nelle prossime settimane anche in virtù delle campagne referendarie, che potrebbero riprendere il tema facendolo in qualche modo parte integrante di queste campagne”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

