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Lo studio
Covid e salute mentale, quale impatto sui giovani in Ticino?
Teleticino
4 anni fa
Presentato questa mattina lo studio realizzato dalla Supsi, che ha preso in considerazione giovani dai 14 e 24 anni, i quali sono stati confrontati con una maggiore solitudine e ansia rispetto agli adulti durante la pandemia.

Un periodo di "rottura biografica", che ha investito diverse aree di vita, dalla socialità al tempo libero, dalla vita famigliare alla scuola. Così è stata vissuta la pandemia dai più giovani in Ticino, che hanno subito più degli adulti le misure di contenimento. Lo riferisce lo studio "CoSmo - Covid e Salute Mentale dei giOvani" realizzato dalla Supsi e presentato questa mattina a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona.

Aumentate le richieste d’aiuto

L'allarme è iniziato a suonare presto. Nonostante gli aiuti messi in campo con l'avvento del Covid, gli sportelli psicosociali hanno segnalato un aumento delle richieste d'aiuto del 20%, nonché un aumento importante di ricoveri di minorenni alla Clinica psichiatrica cantonale. Lo studio, svolto su un campione di giovani d’età compresa tra 14 e 24 anni sull’arco di 10 mesi, ha mostrato che nel loro vissuto, rispetto alla fascia adulti, è aumentata la solitudine e l'ansia. Ma non solo, spiega Lorenzo Pezzoli, responsabile del centro competenze di psicologia applicata della Supsi. "Abbiamo potuto identificare alcune aree d'impatto della pandemia. Alcune riguardano la dimensione sociale (la famiglia, la scuola, il tempo libero). Poi abbiamo individuato due aree che riguardano l'età evolutiva, quello della libertà e quella del futuro. I giovani sono arrivati alla pandemia già con una forte sensibilità relativo a un futuro che vedevano con preoccupazione".

Gli aspetti positivi

Per diversi giovani è stata però anche l’occasione di poter sviluppare degli aspetti positivi, quali una maggiore responsabilizzazione, la riscoperta dell’affettività con i propri cari, la sperimentazione di nuove attività e la flessibilità scolastica. “In generale, ne deriva un quadro, confermato peraltro da ulteriori ricerche scientifiche, secondo il quale la pandemia abbia colpito in maniera differenziata, con conseguenze maggiori per i giovani con minori risorse personali e sociali”, si legge nella nota diramata dal Dipartimento della sanità e della socialità.

Linee guida per prevenire una crisi

Lo studio mette in evidenza anche delle linee guida volte a prevenire una crisi, che non è ancora finita. E il Cantone ha messo in campo diverse attività di prevenzione della salute mentale. Ora punta a potenziare e allargare il raggio d'azione. "L'ambito più difficile è quello di riuscire a individuare quei casi "invisibili" che sfuggono al radar e alla rete ben sviluppata sul territorio di aiuto sociale", spiega il direttore del DSS Raffaele De Rosa. "Questo studio ci insegna quanto sia importante intervenire con misure a sostegno delle famiglie, nell'ambito delle attività dello svago. Il ruolo dei monitori, per esempio, è molto importante nel loro lavoro quotidiano a contatto con i giovani nell'ambito dello sport o della scuola".

Il ruolo della scuola

La scuola ha dal canto suo implementato le linee guida emerse dallo studio Supsi, concretizzandole nell'informazione, nell'individuazione e nell'ascolto, spiega Emanule Berger, direttore della Divisione della scuola. "L'ascolto è una competenza fondamentale del docente e in un contesto di disagio lo è ancora di più. Si tratta di capire il malessere dei ragazzi attraverso dei segnali. La ricerca CoSmo ha fatto delle proposte, tra le quali quelle di aiutare i docenti a migliorare questa capacità attraverso la costituzione di gruppi, per poter ascoltarsi fra pari e ascoltare meglio i ragazzi”.