
Tre settimane di ricovero alla Clinica Moncucco, sette settimane di riabilitazione alla Clinica Hildebrand di Brissago. I coniugi Bernaschina hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze gravi del coronavirus e hanno vissuto settimane a contatti ridotti a causa delle misure di protezione. Il marito ha contratto il Covid e ha dovuto intraprendere un lungo percorso riabilitativo. La moglie, a casa, lo ha accompagnato “a distanza” in questo percorso. Si perché all’interno della Clinica Hildebrand il paziente, ad eccezione dei momenti in cui fa terapia, rimane isolato e confinato nella propria stanza. Un momento difficile, contraddistinto dalla solitudine, nonostante i i brevi contatti con il personale. “Seppure comprensibile, è stata una situazione pesante, soprattutto a livello psicologico, con ripercussioni anche a livello del morale e di terapia”, spiega la moglie ai microfoni di Teleticino.
Il personale curante ha cercato per quanto possibile di rispondere al bisogno di socialità dei pazienti. Ma, come spiega la responsabile delle cure infermieristiche Claudia Evers, “è molto difficile sostituirsi a un parente. Da qui, qualche volta, nasce la frustrazione”. I riverberi del coronavirus d’altronde hanno portato a uno stravolgimento delle basi su cui poggia il percorso riabilitativo, spiega il primario della clinica Graziano Ruggeri. Il paziente deve poter circolare, andara a mangiare con gli altri, usare gli spazi comuni e potersi liberare come se fosse un anticamera del mondo in cui deve tornare a vivere. Le interazioni nella clinica sono fondamentali. Il modello Covid ha stravolto tutto questo perché abbiamo dovuto chiudere il paziente in camera e impedirgli di girare. Tutto questo è anti-riabilitazione”.
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