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Ticino
"Costituiamo un’agenzia per l’impiego"
Redazione
12 anni fa
Lo propone il sindacato OCST per combattere più attivamente la disoccupazione

Occorre ristabilire un legame virtuoso tra la crescita dell’occupazione e la riduzione della disoccupazione, oggi affievolito dalle preminenti immissioni di personale dall’esterno. È quanto sostiene il sindacato OCST che tramite un comunicato odierno propone di costituire un'Agenzia o un Nucelo operativo (collegato sia alla Commissione tripartita, sia alla Sezione del lavoro) incaricato di negoziare con le aziende una maggiore considerazione e presa a carico dei bisogni occupazionali del territorio.

Diversamente dal passato, sostiene il sindacato, l’aumento dei posti di lavoro e degli occupati non equivale ad una parallela riduzione della disoccupazione. L’occupazione e la disoccupazione seguono tracciati ormai dissociati. Occorre perciò allineare maggiormente i due percorsi in modo che la crescita dell’occupazione produca, in misura più estesa rispetto ad oggi, un impatto positivo sulla disoccupazione.

Secondo l'OCST la costituzione di un'apposita Agenzia o Nucleo operativo per l'impiego favorirebbe in questo senso una linea ancora più attiva a sostegno di chi è alla ricerca di impiego. Tale agenzia svolgerebbe i seguenti compiti: 

- seguire le entrate di manodopera estera verificando, nei rami più sensibili (in particolare il terziario impiegatizio e le professioni tecniche), se si sia rivolta un’attenzione adeguata all’assunzione di manodopera locale e valutando attentamente i motivi dell’eventuale assunzione di personale estero allo scopo di elaborare eventuali provvedimenti volti a favorire un maggiore inserimento di personale disoccupato. In questo ambito è importante identificare eventuali azioni di sostituzione di manodopera indigena con manodopera estera;

- avvicinare sistematicamente, previa selezione dei campi professionali più interessanti e attrattivi, le imprese che occupano e che assumono un numero significativo di frontalieri e di dimoranti di nuova entrata in modo da sollecitare una maggiore attenzione ai bisogni del territorio e negoziare l’offerta di occasioni di inserimento per giovani e per disoccupati;

- rilevare gli eventuali profili che sono difficilmente reperibili in loco così da valutare se siano attuabili forme di riqualificazione di singoli candidati locali o, più in generale, se siano programmabili curricoli scolastici per preparare manodopera qualificata residente.

Questo organismo non dovrebbe tanto occuparsi di collocamento diretto, specifica ancora il sindacato, quanto di intervenire a monte con contatti e negoziati che inducano le aziende a seguire una diversa linea nelle assunzioni. Si tratta di agire sulla politica delle imprese che riservano un’insufficiente attenzione ai bisogni occupazionali del territorio. Questa esigenza è tanto più fondata nel caso delle ditte insediatesi dall’estero grazie alla libera circolazione, i cui dirigenti e capi del personale hanno non di rado un fragile legame con il territorio. 

Una simile agenzia contribuirebbe inoltre ad attenuare una delle carenze principali che l’OCST imputa alle misure di accompagnamento: l’assenza di provvedimenti volti ad attenuare le pressioni sull’occupazione. Le misure di accompagnamento sono infatti essenzialmente concepite per contrastare gli abusi salariali e rivolgono al contrario poca attenzione alle pressioni occupazionali.

Da un profilo organizzativo, poiché chiamata ad influenzare le ditte che fanno capo a manodopera estera, l'OCST suggerisce che l’agenzia potrebbe essere agganciata all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro e per il suo tramite alla Commissione tripartita (coinvolgendo conseguentemente le parti sociali). L’Agenzia dovrebbe poi evidentemente operare in stretto contatto e coordinamento anche con la Sezione del lavoro e gli URC per quanto attiene al collocamento puntuale di persone senza impiego.

La proposta di istituire un’Agenzia per l’impiego, conclude l'OCST, si inserisce "nella ricerca di una relazione serena e reciprocamente fruttuosa tra la manodopera indigena e frontaliera, soffocando la contrapposizione che si è andata purtroppo diffondendo negli scorsi anni per l’insufficiente senso di responsabilità, nella politica del personale e delle assunzioni, di un numero non indifferente di aziende".

Il Ticino continuerà a necessitare di manodopera estera ed in particolare frontaliera, sottolinea il sindacato. "Occorre muoversi tuttavia su una linea di complementarietà tra manodopera residente e frontaliera, scongiurando quei fenomeni di concorrenza e persino di sostituzione che si sono diffusi negli scorsi anni e sono fonte di attriti dannosi per entrambe le componenti". 

L’OCST auspica che sia la sollecitazione a svolgere un’analisi delle politiche di reclutamento e dell’area del collocamento, sia la proposta di istituire un’Agenzia o un Nucleo per l’impiego possano essere approfondite. In considerazione dell’importanza di una più efficace politica di collocamento, si prefigge di portarle anche sul piano politico.

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