
Le difficoltà economiche che stanno vivendo molte realtà in Svizzera a causa del coronavirus si fanno sempre più sentire. A soffrire sono soprattutto le piccole attività, come i negozi, i parrucchieri, i lavoratori indipendenti, ecc. Dallo Stato sono arrivati degli aiuti, ma secondo diverse associazioni di categoria, interpellate da Teleticino, questi non bastano, sono solo un cerotto. Anche perché (escluse le indennità di perdita di guadagno e del lavoro ridotto) si parla praticamente di crediti che poi vanno restituiti, con il rischio che in molti si indebiteranno.
In Ticino c'è già chi purtroppo pensa o ventila l’ipotesi di chiudere. In casi estremi anche di fallire. Teleticino ne ha parlato con Claudia Pagliari, presidente Associazione Commercianti Bellinzona. "Le misure vanno bene per l'immediato per pagare affitti e fornitori, ma ci riempiamo di debiti visto che i nostri margini sono sempre più piccoli" spiega Pagliari nel servizio.
La questione è delicata e si sta facendo anche politica. L'UDC nazionale ha chiesto di riaprire le attività dopo il 19 aprile per contenere i danni all'economia. Una misura che divide anche i membri dello stesso partito. Per il consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi il partito ha sbagliato i tempi: "Le diverse aree linguistiche hanno visioni differenti" spiega ai microfoni di Teleticino. "Sono stato contattato da diversi imprenditori d'Oltralpe che ritengono queste misure eccessive e chiedono di poter riaprire. La mia risposta è stata che in Ticino viviamo una situazione ben peggiore. Al partito nazionale ho chiesto di lasciare la libertà ai Cantoni per decidere".
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