
Si è concluso oggi a Bellinzona davanti a un tribunale militare il processo a carico di Johan Cosar, locarnese di origini siro-aramaiche accusato di "servizio straniero" per aver combattuto in Siria contro l'Isis in una milizia cristiana. Cosar è stato iconosciuto colpevole di indebolimento della forza difensiva del paese per ripetuto servizio straniero e ripetuto tentato servizio straniero, in violazione dell'art. 94 del Codice penale militare, ed è stato condannato a una pena pecuniaria sospesa di 90 aliquote giornaliere da 50 franchi e a una multa di 500 franchi.
Johan Cosar, 37 anni, nato a San Gallo e cresciuto a Locarno, era stato fermato nel marzo 2015 su un treno a Basilea, interrogato e rilasciato dopo essere tornato dalla Siria. Nel paese mediorientale in guerra civile si era recato nell'estate 2012 per documentare la situazione della comunità cristiano-siriaca, cui appartiene, finita nel mirino dei combattenti dell'autoproclamato Stato islamico. Successivamente, forte della sua esperienza di sergente nell'esercito svizzero, aveva preso una parte attiva contro l'Isis in una milizia cristiana, il Syriac Military Council, la cui costituzione era stata annunciata nel gennaio 2013 e di cui era diventato uno dei leader.
Per qualcuno Cosar ha messo in pericolo la neutralità elvetica, mentre per altri la giustizia dovrebbe invece chiudere un occhio. “È la legge, non un giudizio etico”, ha ribadito nella sua arringa il maggiore Roberto Colombi. Il giudice, il colonnello Mario Bazzi, ha ritenuto che Cosar abbia agito "per motivi onorevoli, pur avendo messo in pericolo la neutralità elvetica andando a combattere l’ISIS in Siria".
La vicenda del sergente ticinese, approdata anche sui media esteri come la BBC o il San Francisco Chronicle, ha rilanciato l'annoso quesito: giusto combattere per una buona causa oppure le leggi devono in ogni caso prevalere? Un precedente storico molto importante in questo senso risale al 2008, quando Berna riabilitò gli 800 svizzeri che combatterono il nazifascismo a fianco della Repubblica spagnola nella guerra civile (1936-1939).
"Ci sono persone che hanno abbandonato le società liberali europee per arruolarsi e combattere con l'ISIS, un regime medioevale fondamentalista che ha fatto le peggiori atrocità immaginabili, combattendo tutte le libertà e i diritti dell'uomo alla base delle nostre democrazie. Forse l'organizzazione peggiore dai tempi del nazismo Ci sono persone che hanno sentito il dovere di difendere le proprie comunità da un massacro certo, arruolandosi con milizie il cui contributo è stato indispensabile per combattere sul terreno un nemico che noi occidentali abbiamo preferito affrontare solo con comodi attacchi dai cieli e a cui dobbiamo molto - ha commentato il graduato e consigliere comunale PS Carlo Zoppi - A livello legale questo non sembra fare differenza alcuna, a livello morale mi sembra che ci sia una differenza abissale".
"Già in passato alcuni cittadini svizzeri, con coscienza democratica e liberale, sono partiti a combattere in Spagna i nazi-fascisti. Al loro rientro sono stati condannati e privati dei loro diritti civili, salvo poi essere riabilitati. Con le dovute differenze storico e culturali, penso che ci troviamo in una situazione simile", ha concluso. "Personalmente non posso che rallegrarmi per una sentenza piuttosto mite".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

