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Ticino
"Cosa farebbe un bambino in una pasticceria?"
Redazione
12 anni fa
Don Feliciani commenta il caso del parroco indiano che ha falsificato le carte per lavorare in Valle di Muggio

Sono stati chiariti, ieri, i motivi dell'allontanamento di don Clement Selvorious, il parroco indiano che da questa estate si occupava di sette parrocchie in Valle di Muggio. Non è un "falso prete", come inizialmente ipotizzato, ma ha falsificato un'autorizzazione necessaria per poter operare in Svizzera. Da qui la decisione della Curia di rimandarlo in Patria.

Intanto sulla vicenda si esprimono alcune personalità del Mendrisiotto. "È stato come un fulmine a ciel sereno" ha dichiarato al Corriere del Ticino il sindaco di Breggia, Giuseppe Tettamanti. "La comunità è rimasta spiazzata. Vista la carica che ricopriva non ci si aspettava una cosa simile. Siamo un po' tutti frastornati dalla notizia."

"Si era da subito instaurato un buon rapporto" ha aggiunto Tettamanti, "e avevamo anche discusso di una collaborazione futura. Ora speriamo tutti che la procedura per l'arrivo di un nuovo parroco non prenda troppo tempo."

"A volte le cose avvengono senza che vi sia la volontà di compiere una cattiveria" commenta dal canto suo l'arciprete di Chiasso, don Gianfranco Feliciani, sempre al CdT. "Cosa farebbe un bambino in una pasticceria? Serve una madre che lo sorvegli. Non puntiamo subito il dito contro don Clement."

"Uno scambio fraterno è la cosa più bella del mondo" prosegue don Feliciani. "Ma talvolta ci si ritrova davanti a situazioni di sfruttamento reciproco: per una persona che viene dal terzo mondo il benessere può essere una tentazione."

Sono infatti sempre di più, come sottolineato anche da Papa Francesco, le persone provenienti da Paesi in via di sviluppo che si "arruolano" come preti o suore in Occidente, affascinati dall'alto tenore di vita che vi trovano, dimenticando però a volte il vero scopo del loro arrivo. "È sfruttamento reciproco" afferma don Feliciani. "Se da un lato il benessere dell'Occidente diventa una tentazione per le persone del terzo mondo, è anche vero che noi siamo con l'acqua alla gola per mancanza di preti. Ogni parrocchia, anche piccola, esige un prete senza considerare altre soluzioni, come l'impiego di laici o lo sviluppo di nuovi servizi. La diocesi si trova dunque costretta a sopperire a questa mancanza, magari senza il tempo di verificare che effettivamente tutte le carte siano in regola."

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