
Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso di un 36enne cittadino svizzero di origini portoghesi, riconosciuto colpevole di grave infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti, che aveva chiesto uno sconto di pena. L'uomo era stato condannato il 31 maggio 2017 dalla Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona a 3 anni e 6 mesi (a fronte di una richiesta da parte dal Procuratore federale Alfredo Rezzonico di 4 anni e 8 mesi) per traffico di 30 kg di cocaina proveniente dal Sud America. Il giovane, era emerso in fase dibattimentale, svolgeva dietro compenso l’attività di corriere nell’ambito di traffici internazionali e in numerosi traffici dalla Svizzera all’Italia.
I fatti in questione erano avvenuti tra maggio e agosto 2007 e già a partire da inizio anno gli inquirenti ticinesi avevano svolto delle indagini relative a traffici di droga tra il Sud America e l’Europa. L’inchiesta, ricordiamo, era sfociata nella sentenza della Corte delle assise criminali del 12 febbraio del 2010 che portò alla condanna di sei imputati (cinque svizzeri e un cileno) a pene da 2 a 4 anni di carcere. Su richiesta del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), tuttavia, in data 18 agosto 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino aveva acconsentito che il procedimento a carico del 36enne e della moglie venisse istruito dall’MPC stesso.
In seguito alla condanna inflittagli dal gudice federale Giorgio Bomio, l'uomo si era rivolto al TF chiedendo la riduzione della pena a 2 anni e il beneficio della sospensione condizionale con un periodo di prova di 2 anni in quanto aveva ritenuto troppo severa la condanna inflittagli dal Tribunale penale federale.
Come detto, i giudici di Mon Repos hanno però respinto tale ricorso in quanto infondato. “Il ricorrente non censura la sua condanna per titolo di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (LStup), ma si duole unicamente della pena inflittagli, rimproverando al TPF di non aver sufficientemente tenuto conto dell'attenuante specifica del lungo tempo trascorso dal reato”, si legge nelle sentenza del 26 aprile scorso della Corte federale.
In sostanza i giudici hanno concluso che la pena inflitta “si situa nella parte bassa del quadro edittale” e che "tutti gli elementi pertinenti per la sua commisurazione (come ad esempio la sua globale collaborazione con gli inquirenti, la buona condotta e i suoi precedenti penali) sono stati correttamente valutati". La pena non appare cioè “eccessivamente severa alla luce della grave infrazione alla LStup per la quale il ricorrente è stato riconosciuto colpevole”.
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