
Dopo una ventina di mesi, il progetto Corona Immunitas è giunto alla sua conclusione. Il programma di ricerca nazionale - che ha coinvolto oltre 50mila partecipanti, 14 università e istituzioni partner, nonché 500 ricercatori e collaboratori – ha studiato la diffusione del coronavirus in Svizzera durante le varie fasi. Lo scopo è stato quello di fornire informazioni e dati affidabili a chi deve prendere decisioni, sia ai politici che devono prendere misure per proteggere la popolazione, sia alle autorità sanitarie per pianificare i programmi di vaccinazione e prepararsi per eventuali ondate di coronavirus. "Lo scopo dello studio è stato raggiunto", spiega a Ticinonews il professore Emiliano Albanese, responsabile del progetto in Ticino. "Le ultime misurazioni indicano che oltre l'80% della popolazione ha oggi gli anticorpi".
Una montagna di dati
Tantissimi i dati raccolti in questi mesi di ricerca. Primo fra tutti la comunicazione tempestiva con l'Ufficio federale della sanità (UFSP) della diffusione dell'infezione attraverso test sierologici, ha spiegato Albanese. Lo studio sierologico dà il reale quadro della situazione più dei tamponi ed è stato importante per le autorità per decidere se aprire o chiudere e con quali tempi le attività, ha sottolineato il professore. I formulari inviati settimanalmente ai partecipanti (oltre 300mila) hanno inoltre permesso di raccogliere informazioni su abitudini e comportamenti relativi al virus.
Lo studio si ferma, ma non il lavoro
Ma perché interrompere proprio adesso che si torna a parlare di ondate di coronavirus? Ci sarà ancora un futuro? “In realtà non ci fermiamo”, specifica Albanese, “ tecnicamente i partecipanti stanno ottenendo le lettere di fine raccolta dati, con un grandissimo ringraziamento. Ma in realtà il nostro lavoro non finisce perché, oltre alle pubblicazioni scientifiche, c’è un grande lavoro di comunicazione alla popolazione di questi risultati ma anche dell’esperienza. Cioè di riflettere tutti insieme di cosa ha signifcato fare uno studio epidemiologico durante una pandemia ha significato: è una prima per il Ticino.
“Orgogliosi di come il Ticino si è piazzato”
“Valutando nel quadro di uno studio nazionale”, continua il professore, ”siamo tutti molto orgogliosi di come il Ticino si sia comportato, perché anche senza un’infrastruttura precedente abbiamo uguale se non meglio di altri cantoni importanti e anche degli zurighesi a volte. Infine voglio dire a tutti che il nostro impegno non si ferma, abbiamo già istituito una ‘fast response unit’, un team pronto ai blocchi di partenza qualora si rendesse necessario tornare a misurare la diffusione del virus sul territorio. Soprattutto perché si comincia a parlare di terze dosi ma siamo ancora lontani dalla copertura vaccinale ottimale”.
Aumentano i contagi in Ticino: “Per Natale regalatevi il vaccino”
Parlando proprio della situazione attuale, come leggere il dato dei 96 nuovi contagi rilevati in Ticino mercoledì dall’ufficio del medico cantonale? “Lo leggo dando voce ai nostri dati raccolti con Corona immunitas: noi con il nostro studio abbiamo la dimostrazione che la vaccinazione è stata l’elemento che ha cambiato l’andamento della pandemia. Inoltre i dati dicono qualcosa di più, cioè che gli anticorpi indotti dall’infezione sono di qualità minore rispetto a quelli generati dal vaccino, che sono più neutralizzanti. Quindi la mia risposta non è propaganda: i vostri dati ci dicono che la risposta migliore per proteggere tutti è vaccinarsi. Inoltre, conferma lo studio, chi si è vaccinato continua a usare le altre misure di più rispetto a chi non si è vaccinato. E questo è molto pericoloso per loro”.
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