
"Trattamento inumano e degradante e violazione del diritto e rispetto della vita privata e familiare". Sono queste le accuse che una coppia di stranieri, un cingalese e un finlandese, indirizzano al Consiglio di Stato e all'Ufficio della migrazione in una denuncia al Ministero Pubblico.
I due, uniti da unione domestica registrata, si erano trasferiti in Ticino tra il 2014 e il 2015 ma, a seguito di una segnalazione che denunciava la loro dimora fittizia, nel 2016 è stato revocato il loro permesso di dimora. Secondo le autorità infatti la loro presenza nel comune di domicilio in Ticino era pressocché nulla. La coppia ha allora presentato ricorso al Consiglio di Stato, spiegando come la loro assenza dal Ticino fosse dovuta allo spostamento del loro centro di interessi, che era diventato ormai Berna, ma anche in quel caso la decisione della revoca del permesso era stata confermata.
Secondo i due però i dati raccolti dalle autorità nell'inchiesta sono stati ottenuti illegalmente: in particolare, "le informazioni raccolte sono state raccolte in modo segreto, entrando illecitamente nell'appartamento della coppia", violando la Convenzione europea dei Diritti Umani. Inoltre i due lamentano l'impossibilità di aver potuto ricevere un processo amministrativo equo e senza la possibilità di avere un "termine ragionevole per rispondere e fare ricorso". Peraltro la coppia accusa i funzionari di "aver deliberatamente falsificato i documenti al fine di causare danni" e di aver cercato "in modo irragionevole" di ottenere informazioni sulla loro vita privata.
Nella denuncia si chiede che ai due protagonisti della vicenda vengano riconosciuti i danni pecuniari e non pecuniari, oltre all'annullamento della revoca del permesso di domicilio.
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