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Cooperazione
Coopi Suisse, "vogliamo creare una società giusta, equa e umana"
© Shutterstock
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Ginevra Benzi
3 anni fa
Coopi Suisse è un'associazione no profit con sede a Lugano "che mette al centro della propria azione chi è ai margini", afferma la presidentessa.

Le situazioni di emergenza nei Paesi in via di sviluppo sono sempre più frequenti e allarmanti: dalla fame nel mondo ai disastri naturali, la necessità di avere un sostegno da parte dei Paesi sviluppati è sempre più importante. Istruzione e protezione infantile, sviluppo agricolo e ambientale, così come salute e nutrizione -oltre a rappresentare alcuni dei pilastri principali dell’Agenda 2020-2030 - sono le tre principali aree di intervento di molte fondazioni e associazioni umanitarie senza scopo di lucro. Fra queste c’è Coopi Suisse, costituita il 3 maggio 2012 a Lugano come associazione no profit umanitaria, laica e indipendente. Si tratta di un’associazione che opera nel settore della cooperazione allo sviluppo che da più di 10 anni opera nelle aree più povere del pianeta tramite progetti che consentono ai beneficiari di promuovere uno sviluppo autonomo, mettendo al centro della sua azione le persone più vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo: bambini, donne, anziani, malati e disabili, così come le popolazioni indigente. “La nostra convinzione è una: mettere al centro della propria azione chi è ai margini al fine di costruire una società giusta, equa e umana”, ci dice la presidentessa Maria Sassi, spiegando che le loro aree di intervento sono tre: “istruzione e protezione infantile, sviluppo agricolo e ambientale, salute e nutrizione”. Coopi Suisse, oltre che essere attiva nei Paesi colpiti da queste emergenze, partecipa attivamente a livello svizzero ad eventi e conferenze con lo scopo di sensibilizzare, promuovere ed educare allo sviluppo: “un’azione fondamentale della vita dell’Associazione perché vuole contribuire alla creazione di una cultura della solidarietà internazionale e del valore della cooperazione nei Paesi sviluppati, quindi in questo caso in Svizzera”.

Istruzione e protezione infantile

Per Coopi l’investimento nell’istruzione e nella protezione infantile “non è solo un imperativo morale, ma un investimento strategico nel futuro di questi Paesi”, ci spiega sempre Sassi. Questo investimento crea infatti “le fondamenta per una crescita inclusiva, per il progresso sociale, per lo sviluppo sostenibile, oltre a garantire ai bambini pari opportunità nel raggiungimento del loro potenziale”. Un esempio concreto è l’intervento che la Svizzera - tramite Coopi Suisse - ha organizzato in Siria, “dove c’è una crisi che dura da più di 10 anni: un conflitto molto acceso a cui si è aggiunto l’effetto del terremoto che ha portato al danneggiamenti, se non distruzione, di strutture importanti come le scuole. La Svizzera, quindi, ha consentito a 900 bambini di tornare a scuola, ha supportato 36 insegnanti e ha riqualificato gli edifici scolastici”. Un altro esempio è quello del Gambia, in Africa, dove è stato creato un “child friendly space” (spazi amici dell’infanzia) per i minori non accompagnati: “un centro che offre assistenza e servizi di base ai minori che si trovano ‘in mobilità’ a causa della povertà delle famiglie da cui provengono”, continua la presidentessa. Di fronte a questo bisogno Coopi Suisse “ha anche supportato le famiglie di origine di questi bambini attraverso l’avviamento di attività generatrici di reddito e con un accompagnamento psicologico al fine di favorire la reintegrazione di questi minori nelle famiglie e nelle loro comunità”.

Sviluppo agricolo e ambientale

La seconda area di intervento è quella dello sviluppo agricolo e ambientale: “qui Coopi Suisse vuole contribuire allo sviluppo di un’economia verde e alla creazione di opportunità di lavoro nel settore agricolo e delle energie rinnovabili”, prosegue Sassi. In questo senso un esempio importante è quello dell’Etiopia, “dove oltre ad esserci un'instabilità politica, i cambiamenti climatici sono fra le cause principali di una crisi umanitaria di difficile soluzione. Queste sono inoltre alla base di una forte emigrazione giovanile, cioè persone nella fascia d’età lavorativa”. Creare quindi delle opportunità di lavoro in loco è determinante. “Il Ticino tramite Coopi Suisse ha formato 130 giovani per lavorare nel settore dell’energia solare e 28 di loro hanno già costituito un’attività commerciale per la vendita di materiale utile alla produzione di energia elettrica da fonte solare”. Parallelamente, il Canton Ticino sempre tramite l’Associazione “ha sostenuto in tre cooperative agricole l’installazione di sistemi di irrigazione alimentati da pompe a energia solare. In questo modo ha consentito di irrigare un’estensione totale di 150 ettari di terreno agricolo beneficiando più di 3'000 persone”. Spostandoci in Venezuela, “grazie al contributo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE, l’Associazione ha realizzato un progetto per la gestione dei rifiuti solidi urbani e la promozione di un’economia circolare favorendo in particolare le donne, che sono esposte a un’alta vulnerabilità socioeconomica”.

Salute e nutrizione

L’ultima area di intervento di Coopi Suisse è quella della salute e della nutrizione. In questo ambito “si vuole collaborare al contrasto della malnutrizione - che ha raggiunto dimensioni allarmanti soprattutto in Africa - così come promuovere cure accessibili”. In Burkina Faso la risposta dell’Associazione a queste problematiche è stata la realizzazione di un’équipe mobile per salute, nutrizione e protezione. “Un terzo della popolazione che vive nei villaggi intorno al Dipartimento di Gorom-Gorom ha così potuto usufruire dei servizi offerti dall’équipe nei loro territori, altrimenti avrebbero dovuto recarsi nel capoluogo per cercare cibo e cure adeguate, con difficoltà di spostamento importanti e con un capoluogo che è già sotto pressione dal punto di vista delle richieste di assistenza”, ci spiega Sassi.

In prima linea nelle post-emergenze

Coopi Suisse è anche in prima linea nella fase di post-emergenza, “una fase delicatissima perché è il momento in cui si gettano le basi per promuovere lo sviluppo. In questo senso ne è un esempio il caso sudanese, dove Coopi Suisse era presente con un progetto volto a sostenere gli sfollati interni in Sudan e i rifugiati sudanesi nel Ciad. Non solo dal punto di vista sanitario e nutrizionale, ma anche attraverso un’azione di protezione dei bambini tramite la creazione di spazi amici dell’infanzia e abbiamo dedicato proprio alla crisi sudanese la giornata mondiale della popolazione tenutasi l’11 luglio”.

Finanziamenti

I progetti di Coopi Suisse sono finanziati con i fondi donati da privati e istituzioni. “In questo senso Coopi Suisse dispone del marchio di qualità Zewo, rilasciato dall’omonima fondazione svizzera: un marchio importante perché certifica il buon uso delle donazioni”. In 10 anni la Confederazione è riuscita a finanziare tramite l’associazione circa 50 progetti in oltre 17 Paesi del Sud del mondo - quindi in Africa, America Latina e Medio Oriente – raggiungendo circa 400mila beneficiari diretti e quasi 2 milioni di beneficiari indiretti.

Collaborazione con Coopi Internazionale

Coopi Suisse collabora sinergicamente con la fondazione Coopi Internazionale, condividendone missione e visione. “Una collaborazione sinergica che consente a Coopi Suisse di potenziare la propria capacità di intervento e di impatto”, ha sottolineato Sassi. La Fondazione Coopi ha infatti un network di sedi in loco nei Paesi in via di sviluppo con cui Coopi Suisse realizza i progetti di cooperazione. “La struttura di sedi in loco è stata pensata per avvicinare il momento decisionale al territorio di intervento attraverso l’accreditamento locale di Coopi e coinvolgendo maggiormente i destinatari dei progetti nelle scelte”. Fare sviluppo significa quindi “fare riferimento a realtà con una presenza consolidata nelle comunità locali e buoni rapporti con le loro istituzioni. Tramite questo network di sedi locali con cui Coopi Suisse collabora è possibile realizzare uno sviluppo duraturo e che diventa parte dei beneficiari, sono progetti legati ai loro bisogni e ben recepiti e adottati come se fossero modelli loro”.