
Perché il Consiglio di Stato non ha ancora presentato un messaggio in relazione alla decisione del Parlamento riguardante il controllo sistematico dei nuovi permessi? Lo chiedono i deputati PPD Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni e Luca Pagani in un'interpallanza al Governo, nella quale sottolineano che il Consiglio di Stato è "in ritardo di 590 giorni".
L'iter parlamentare
Il 6 giugno 2016 i tre deputati hanno inoltrato un’iniziativa parlamentare generica per chiedere l’introduzione di un “controllo sistematico dei nuovi permessi” per arginare il fenomeno del dumping salariale a tutela del mercato del lavoro. Il 23 agosto 2016 il Consiglio di Stato ha licenziato un messaggio invitando il Gran Consiglio a respingere l’iniziativa generica in quanto “gli accordi internazionali sottoscritti dalla Confederazione non permettono l’introduzione di un controllo preliminare e sistematico delle condizioni per il rilascio o per il rinnovo di un’autorizzazione di lavoro o di soggiorno per i cittadini comunitari”.
La maggioranza dell’allora Commissione della Legislazione aveva sostenuto l’iniziativa in quanto rispondeva ad una “conclamata esigenza”. Il 22 gennaio 2018 la maggioranza del Parlamento ha sostenuto il rapporto di maggioranza (59 si, 23 no e 2 astenuti) e ha quindi approvando i principi dell’iniziativa generica che chiede una controllo sistematico dei nuovi permessi.
"Nonostante la decisione del Parlamento" sottolineano i deputati, "il Consiglio di Stato ha scritto all’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio il 22 gennaio 2019 comunicando di non intravedere margini di manovra e mettendo addirittura in discussione che il Gran Consiglio avesse chiesto di elaborare delle proposte legislative in merito". Per Fonio, Agustoni e Pagani quest’ultima affermazione "è sbalorditiva, se si pensa che nel rapporto di maggioranza è espressamente indicato che “sarà compito dell’Esecutivo presentare un testo di legge o un complemento alle leggi cantonali […] che vada nel senso auspicato dagli iniziativisti”.
Preso atto dello scritto, l’Ufficio Presidenziale aveva risposto al Consiglio di Stato il 19 febbraio 2019, invitandolo a presentare comunque un messaggio “secondo il normale iter parlamentare”. "Perché dunque non è stato ancora presentato?" chiedono i tre deputati.
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