
Il titolare italiano dell'azienda domiciliata a Grono, protagonista di un'impegnativa operazione di polizia mercoledì scorso su due cantieri ferroviari a Bellinzona e Paradiso (vedi articoli suggeriti), è stato interrogato giovedì a Lugano per poi essere rilasciato. L'accusa mossa nei suoi confronti è di usura.
Come ha riferito la Rsi, l'uomo ha ottenuto un salvacondotto che gli ha permesso il rientro in Lombardia, evitando così l'arresto. L'interrogatorio è durato 9 ore, durante le quali sono avvenute parziali ammissioni. L'uomo non ha tuttavia mostrato totale collaborazione nei confronti degli inquirenti. Indagato anche un altro dipendente della società con sede anche a Sondrio, in Valtellina.
L'inchiesta sarebbe nata grazie alla segnalazione di tre ex operai. Avrebbero infatti ricevuto uno stipendio molto inferiore rispetto a quello dovuto secondo i contratti in vigore nel settore. In particolare si parla di una remunerazione oraria di poco più di 10 euro al posto dei 25 franchi previsti in Svizzera.
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