
Lo scandalo emerso ieri in seno all'amministrazione cantonale mette in luce la problematica della corruzione in seno all'Amministrazione. La deputata PPD Sabrina Gendotti ha inoltrato quest'oggi un'interrogazione parlamentare nella quale chiede di indicare il tipo di misure prese per contrastare il fenomeno e fa l'esempio di un Servizio del Controllo interno al Cantone, progetto pilota istituito dal 2002 al 2003. Un'idea nata sull'onda dello scandalo dei permessi facili che aveva toccato l'allora capo dell'ufficio permessi nel 2001. Come andò quell'esperienza?
Radio3i l'ha chiesto all'avvocato Pierluigi Pasi, che fu incaricato direttamente dall'allora ministro delle Istituzioni Luigi Pedrazzini: "Questa compliance interna all'amministrazione fu una buona esperienza. Per quello che mi riguarda i primi risultati furono molto incoraggianti". L'idea fu accantonata dopa l'uscita di Pasi dall'Amministrazione cantonale, quando fu incaricato dal Consiglio Federale di organizzare la Procura Federale a Lugano. Il progetto potrebbe essere oggi un'idea nuovamente percorribile? "Sì potrebbe senz'altro, secondo me, anche sulla base delle valutazioni che furono fatte all'epoca il sistema potrebbe essere ripreso e costituire anche un momento di riflessione."
Ma come funzionava in concreto il sistema di controllo? " Il progetto prevedeva la verifica assolutamente casuale e a rotazione, concertata con il vertice dei Dipartimenti, sull'attività dei vari servizi amministrativi, il tutto sulla base di un programma semestrale". In sostanza si facevano controlli a sorpresa per verificare ad esempio se i permessi erano stati rilasciati con tutte le carte in regola. "Questo modo di procedere - conclude l'avvocato Pasi ai microfoni dell'emittente radiofonica di Melide - oltre a controllare l'attività dei funzionari dava sicuramente un'effetto deterrente."
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