
Dopo la firma del premier italiano Giuseppe Conte per il nuovo Dpcm con le misure restrittive contro il Covid-19, il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna che vengano introdotti maggiori controlli alle frontiere. Un tassello fondamentale della nuova ordinanza è infatti l’introduzione delle zone rosse, tra cui Piemonte e Lombardia, dalle quali non è possibile entrare o uscire se non per motivi di lavoro o di salute. Proprio sulla richiesta del Governo ticinese, ai microfoni di Radio3i, si è espresso il Consigliere nazionale Marco Romano.
“Trovo che sia una richiesta corretta che arriva al momento giusto, il decreto italiano impedisce di muoversi tra le zone rosse e la situazione in Ticino è più grave rispetto alla Lombardia e Piemonte, chi si muove lo deve fare solo per motivi lavorativi”. Una richiesta in tal senso era già contenuta in una mozione di Romano di inizio maggio inoltrata al Consiglio federale. “Il controllo non si deve limitare solo alla questione dei permessi, ma laddove possibile (e non sistematicamente) si devono fare anche dei controlli sulla destinazione e sul loro stato di salute”, spiega Romano.
“Penso che comunque nelle prossime settimane un ruolo chiave lo giochino soprattutto i datori di lavoro che impiegano frontalieri. Chiunque possa effettuare telelavoro deve stare a casa e rispettivamente chi entra in Ticino lo deve fare solo perché c’è un’assoluta necessità”, sottolinea. E conclude: “Ogni persona in meno che si muove è un portatore in meno del virus sia in Ticino, sia a cavallo della frontiera”.
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