
La titolare della “Lex et Iustitia” di Cadenazzo - nei cui confronti, stando a quanto anticipato la scorsa settimana dalla RSI, il Ministero pubblico ha emesso un decreto d’accusa per violazione della legge sulla concorrenza sleale e violazione della legge sull’avvocatura (vedi articolo suggerito) - non ci sta e passa al contrattacco, ribadendo la propria innocenza.
"Lex et Iustitia ha preso atto con grande sbigottimento e amarezza gli articoli giornalistici pubblicati a suo discapito e affronterà con spirito sereno e fidente ciò che è stato dichiarato pubblicamente e deliberatamente, susseguito da sole ridicole e infondate accuse, senza nemmeno essere stata preliminarmente interpellata per un equo confronto al fine di consentire un dialogo pacifico e costruttivo" e "avverte soggetti ed enti conniventi che con Lex et Iustitia tali accuse non attaccano".
Stando alla titolare "le diffamanti accuse rilasciate dalla stampa, appaiono come l'ennesimo, peraltro grottesco, tentativo di creare confusione travisando, in maniera manifesta, i reali fatti atti a confondere le acque, dinanzi all'opinione pubblica e giudiziaria, di spostare l'attenzione dalle reali circostanze, con ipotesi altrettanto infamanti quanto ridicole, al fine di danneggiare una regolare e legale attività di prestazione di servizi".
"Altamente diffamatorie e prettamente false sono le affermazioni rese dai media, secondo cui la titolare “si diceva avvocata”, “si sarebbe presentata come avvocata”, “la donna avrebbe detto ai propri clienti di poter esercitare a tutti gli effetti la professione legale” e alle quali "dovranno essere apportate delle valide giustificazioni a tali accuse ingiuste e inveritiere".
"Questa prassi scorretta è da definire, piuttosto, concorrenza sleale! - scrive la titolare della società privata di Cadenazzo - Una cosa sono la dialettica giuridica e lo scontro anche duro, altra cosa sono le mere insinuazioni e allusioni su persone e imprese che intendono onestamente e legalmente esercitare la propria libera professione regolamentata, peraltro, secondo chiare normative".
Per quel che riguarda l’accusa di violazione della legge sull’avvocatura, la donna ha spiegato che "Così come pubblicizzato (vedi Registro di commercio, ndr), la Lex et Iustitia assiste le fasce più deboli della popolazione e li tutela per la salvaguardia dei loro diritti, non rappresentandoli, ma tutelandoli in autodifesa, al fine di garantire a loro lo stesso diritto di difesa in parità di uguaglianza, a prezzi molto contenuti e sicuramente accessibili a tutti”.
“La Lex et Iustitia è formalmente legalizzata e iscritta a livello federale che gli consente nel contempo di espletare la stessa attività che svolgono centinaia di associazioni, sindacati, patronati, enti e autorità private in tutto il territorio cantonale e federale".
"Per tali ragioni, si coglie l'occasione per lanciare un ammonimento a quanti, in queste ore, stanno pensando di utilizzare, contro Lex et Iustitia, il collaudato metodo della macchina del fango disonorandola, con la piena consapevolezza che quando si dà fastidio a certi centri di potere, si attiva ingiustamente la consueta ingerenza arbitraria, nonché la solita strategia della delegittimazione, condita di dossier farlocchi e promossa da pochi soggetti conniventi ed enti complici che cercano, attraverso i mass media, di delegittimare i rivali".
"A Lex et Iustitia non resta nient’altro che dire a tutti costoro di farsi un esame di coscienza per le voluminose e diffamanti affermazioni, ricordando che la Lex et Iustitia protegge i diritti umani e tutela i diritti delle persone in parità di uguaglianza, tutelando maggiormente le fasce più sfortunate della popolazione e non lede nessuno né tantomeno mette in atto condotte delinquenziali, così come dolosamente si vuole farla apparire infangandola - conclude la titolare, che desidera "delle scuse pubbliche" perché "le accuse risultano essere altamente diffamatorie e ledono gravemente e iniquamente la reputazione, l’immagine e il decoro della Lex et Iustitia".
"Si ringraziano, invece, tutti coloro che saranno in grado di comprendere la vera realtà dei fatti dimostrando chiaramente, in tale circostanza, più assennatezza e buon senso", conclude la sua presa di posizione.
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