
Contro la siccità il Canton Ticino può contare su un sistema di «perequazione idrica»: una vera e propria rete che permette ai Comuni con maggiori capacità di soccorrere quelli più fragili. Un’infrastruttura (nota come PCAI) che sta funzionando a pieno regime ma che, in questo momento, è sotto pressione a causa dell’elevato fabbisogno idrico.
Un sistema che vuole superare campanilismi
«Il sistema», ci spiega il capo dell’Ufficio dell’approvvigionamento idrico Mauro Veronesi, «si basa sulla solidarietà e l’adesione a questa infrastruttura è volontaria. Negli anni siamo riusciti sempre di più a superare i campanilismi locali, in un’ottica di maggiore integrazione, anche se certe resistenze permangono». Anche perché, da un lato, la realizzazione dell’infrastruttura non è gratuita e, dall’altro, le sensibilità su come gestire l’acqua comunale spesso divergono.
Troppi comuni scollegati: i casi emblematici
Un esempio emblematico – continua Veronesi – è quello di Sant’Antonino. «Quando il Comune», spiega il capo Ufficio, «nel 2023 è stato vittima di un inquinamento, è stato costretto ad adoperarsi allestendo un impianto per trattare l’acqua». Caso opposto quello di Gudo, che nel 2023 si era appena allacciato alla rete, riuscendo a superare con maggiore facilità l’inquinamento.
Una rete in costante aggiornamento
Oggi, come dicevamo, la rete sta funzionando a pieno regime, ma si trova sotto pressione a causa dell’emergenza idrica in corso. La siccità, ci ricorda Veronesi, modifica continuamente la geografia idrica del territorio, incidendo sulle sorgenti e sulla portata dei corsi d’acqua: cambiamenti ai quali la PCAI si adegua costantemente.

