
È probabilmente il più eclatante caso di presunta frode doganale in Ticino quello approdato ieri in un’aula della Pretura penale. Davanti al giudice Siro Quadri è comparso in veste di imputato principale un 68.enne commerciante italiano con ditta a Chiasso accusato di avere contrabbandato quantità enormi di derrate alimentari. Più precisamente, come si legge nel decreto penale emesso dall’Amministrazione federale delle dogane (AFD), all’uomo viene contestato di avere importato e fatto importare «nel territorio doganale svizzero 29.399,6 chilogrammi netti di derrate alimentari (principalmente salumi), nonché 190,7 litri di bevande alcoliche, e ciò senza dichiararli in dogana al momento del passaggio del confine ad Arzo, San Pietro di Stabio o Ligornetto».
Fatti risalenti al periodo compreso tra il 1. gennaio del 2007 e il 23 giugno del 2010. Secondo l’AFD, il 68.enne «ha sottratto a scapito dello Stato 285.572 franchi di tributi doganali». Non solo: eludendo i dazi e procurando, secondo l’accusa, la merce importata illecitamente dall’Italia ad esercenti sia ticinesi sia confederati, «ha concretamente prodotto una distorsione evidente della concorrenza» a danno dei commercianti rivali «estromessi dall’attribuzione di contratti dai suoi clienti svizzeri». Ingente anche il presunto beneficio economico conseguito dall’imputato, che in passato era già stato condannato «a una multa di 14.500 franchi per atti di frode doganale».
Oltre all’accusa di frode doganale qualificata, infrazione prevista dalla Legge sulle dogane, l’uomo, rappresentato dall’avvocato Pascal Cattaneo, doveva rispondere di distrazione del pegno doganale per avere in sostanza usato o ceduto beni e merci – un veicolo e 724 chili di salumi – che erano stati posti sotto sequestro. La condanna richiesta è di una multa pari a 70 mila franchi, che l’AFD definisce «particolarmente clemente», dato che avrebbe potuto superare i 2 milioni di franchi.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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