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Ticino
"Continuo a pensare a quel bambino..."
"Continuo a pensare a quel bambino..."
"Continuo a pensare a quel bambino..."
Redazione
11 anni fa
Parla l'automobilista che travolse il piccolo Rafael sul lungolago di Lugano: "Rinnovo le mie scuse"

"Rinnovo le mie scuse alla famiglia, continuo a pensare al bambino...". Ora a parlare è il 66enne che quel giorno di agosto di un anno fa travolse - in preda ad un malore - il piccolo Rafael sul lungolago di Lugano. Dopo l'articolo apparso questa mattina sul Caffè e da noi ripreso, l'uomo ha scritto alla nostra redazione, per raccontare anche la sua verità e ciò che ha passato dopo quel momento. Ecco di seguito il testo che ci ha inviato:

"Sembra che io mi sia disinteressato della vicenda dopo averla causata, mentre è vero l'esatto contrario. Dopo quel maledetto incidente sono stato trattenuto una settimana in ospedale per analisi complete, volte a capire se mi fossi consapevolmente messo alla guida in condizioni di rischio per terzi. Non è emerso nulla: è stato solo un imprevedibile malore dovuto ad avvelenamento.

Quella settimana ho continuato a piangere pensando al bimbo, sentendomi profondamente colpevole perché involontario veicolo di un destino: l'auto era comunque mia. Sia io che mia moglie siamo stati visitati da una psicologa. A lei e ai medici ho chiesto in continuazione un contatto (telefono, indirizzo, mail) della famiglia cui ho causato tanto dolore autorizzandoli nel contempo a comunicare il mio. Non mi è mai stato dato opponendo motivi di privacy.

In seguito la psicologa, che era in contatto con quello della famiglia, mi ha riferito che la famiglia stessa non gradiva e mi ha consigliato di attendere. Che mi avrebbe dato il contatto quando sarebbe stata autorizzata. Non ho mai telefonato alla famiglia perchè ancora adesso non ne possiedo numero o indirizzo. Non so se sia stata mai autorizzata, ma da allora più nulla. Mai ricevuto il contatto. Non sono stato abile nella descrizione dei fatti. Li ho raccontati esattamente come accaduti e confermati da testimoni indipendenti: ho atteso che l'ospedale concludesse le analisi, che la polizia facesse i rilievi e che mi interrogasse.

Solo successivamente il 28 agosto ho scritto una pubblica lettera di scuse alla famiglia, spiegando esattamente la dinamica dell'altrimenti inspiegabile incidente, sperando che i familiari la leggessero. La stessa che ho fornito alla polizia e ripetuto al giudice, di cui serenamente attendo ancora il giudizio. Capisco e giustifico il dolore e l'amarezza del padre di Rafael nel non darsi pace. Nel voler trovare un responsabile per l'accaduto. Ma a volte è davvero solo questione di uno sfortunato destino. Ribadisco il mio dolore e la mia vicinanza, rinnovo le mie scuse, che porgerei volentieri direttamente agli interessati, se me ne volessero dare la possibilità invece di lamentare la mia assenza su un giornale."

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