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Il botta e risposta
«Continuerò a scoperchiare pentoloni maleodoranti»: Dadò replica al Mattino
Il presidente del Centro replica alla prima pagina del Mattino della Domenica che lo definisce un moralizzatore «nei guai» – Il riferimento è alla vicenda politico-giudiziaria legata al caos al TPC

«Moralizzatori nei guai». È così che, ieri, il Mattino della Domenica titolava la prima pagina, riferendosi alla recente decisione della Corte dei reclami penali di annullare il decreto di abbandono per denuncia mendace emanato nei confronti del presidente del Centro Fiorenzo Dadò. Quest’ultimo è «noto per sollevare casi contro altre persone con atteggiamento moralizzatore», afferma il direttore della testata e consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. Atteggiamenti – a suo dire – che rischiano di essere un boomerang se «non si è in una botte di ferro.

Il «caso Dadò» e il «caso Gobbi»

«Quando ci saranno pentoloni maleodoranti da scoperchiare continuerò a scoperchiarli», replica il diretto interessato coinvolto in una vicenda politico-giudiziaria legata al caos al Tribunale penale cantonale. Secondo la corte dei reclami, in sostanza, c’è da capire se Fiorenzo Dadò e l’allora giudice Siro Quadri abbiano agito insieme per danneggiare l’ex presidente del TPC, Mauro Ermani. Lorenzo Quadri ricorda che il granconsigliere era in prima fila sul caso Gobbi, in seguito «finito in nulla». Ma l’incidente stradale che Norman Gobbi ebbe nel 2023 non è paragonabile – secondo Dadò –, perché «si credeva che il consigliere di stato avesse ricevuto dei favori da parte della Polizia ed è stata chiarita». Per quanto riguarda questo caso, invece, «la Magistratura ha fatto i suoi accertamenti, è stata fatta un’inchiesta da CSI, il procuratore generale ha emesso un decreto di abbandono e ora la Corte chiede ulteriori verifiche». Dadò ribadisce di contestare la sentenza e si dice convinto di aver agito correttamente.

La crisi istituzionale

Secondo l’articolo a firma del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, ad ogni modo, «l’ipotesi accusatoria (…) non è molto tranquillizzante: un giudice (…) di area PPD e il presidente cantonale del medesimo partito potrebbero aver brigato per ottenere l’allontanamento del presidente del TPC sulla base di accuse non vere». E, ironicamente, si chiede se si può parlare di crisi istituzionale in salsa PPD. Dadò ricorda di aver ricevuto una segnalazione e di averla notificata a chi di dovere «perché non sono competente per poterle valutare». E questo  «contrariamente a quanto fa la Lega che mette a posto le segnalazioni all’interno delle proprie mura».