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Manifestazioni
Continuano le proteste universitarie, e la politica si divide
Redazione
2 anni fa
Politica divisa sulle manifestazioni pro-Palestina nelle università. Per l’ecologista Greta Gysin servono a tenere alta la pressione e vanno tollerate. Per il democentrista Piero Marchesi creano maggiori dissidi e l’occupazione va condannata. 28 le persone denunciate ieri a Zurigo dove i vertici del Politecnico hanno presentato querela per violazione di domicilio.

Sono ventotto le persone denunciate a Zurigo per essersi rifiutate di liberare gli spazi occupati al Politecnico. Un intervento richiesto dalla direzione dell’istituto che ha anche presentato una querela per violazione di domicilio dopo che, in tarda mattinata, un centinaio di attivisti, kefiah e bandiere alla mano, si era riunito nell’atrio principale. Si tratta, fa sapere oggi Keystone-ATS, di 13 donne e 15 uomini, verosimilmente non tutti iscritti all’ateneo. Un’ondata d’indignazione contro la guerra in Medio Oriente partita da Losanna, dove tutto continua invece a svolgersi pacificamente. Ma che preoccupa i vertici accademici, proprio per il rischio di infiltrazioni esterne.

La politica inizia a interrogarsi

E visto che sul tavolo ci sono anche richieste concrete, come il boicottaggio delle università israeliane, anche la politica federale comincia ad interrogarsi. Per l’ecologista Greta Gysin, “rientra nella libertà di espressione e di manifestazione. Con questo non voglio dire che vadano sostenuti, però queste proteste vanno tollerate”. Di diverso avviso il democentrista Piero Marchesi, il quale ci ha detto di non essere particolarmente d’accordo con le modalità “perché occupare delle università vuol dire impossessarsi abusivamente di qualcosa che non appartiene agli studenti. Quindi ritengo siano azioni che vanno condannate, anche perché credo che queste azioni non aiutano nessuno e non fermano di certo la guerra”.

Gysin: “Non fermeranno la guerra, ma non sono inutili”

Queste manifestazioni stanno raggiungendo sempre più città, anche se non saranno le proteste universitarie a fermare il dramma che da mesi si sta consumando a Gaza. Questo lo pensa pure la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin. Ma contrariamente al collega di deputazione, il democentrista Piero Marchesi, non le ritiene inutili. “Il Governo degli Stati Uniti al momento è molto critico con la politica dello Stato di Israele, ma nemmeno questo riesce a fermare le azioni di repressione da parte dell’esercito israeliano. Quindi non mi illudo che delle proteste studentesche possano cambiare la situazione. È vero, però, che contribuiscono a tenere alta l’attenzione pubblica su quello che è davvero un dramma umanitario”.

Proteste all’UNIL e all’UNIGE

E se anche all’EPFL la protesta è durata solo poche ore, resistono - come detto - l’occupazione all’Università di Losanna (UNIL) e a quella di Ginevra (UNIGE), dove oggi gli attivisti hanno incontrato il rettorato. Con il rischio però, sostiene Marchesi, di una polarizzazione ancora più accentuata all’interno della società. “In questo modo non si farà altro che acuire i favorevoli di entrambe le parti, creando ancora più confusione fra coloro che ancora si stanno interrogando sulla verità. Ci troviamo in un’epoca in cui è difficile avere informazioni precise”. Su un punto però i due deputati alla Camera del popolo concordano. “La richiesta del cessate il fuoco e di fermare le atrocità a Gaza è senz’altro legittima e la condiviso”, afferma Gysin, “però quella di interrompere i contatti con gli atenei israeliani la trovo meno costruttiva e più problematica, anche considerando il fatto che le università di Israele sono luoghi di critica verso il governo stesso”. Dello stesso avviso Marchesi, il quale ha affermato che le università israeliane “sono un’eccellenza e lo dimostrano le comparazioni a livello internazionale. Non credo sia nell’interesse di nessuno boicottarle, piuttosto bisogna concentrarsi sul tema della guerra, che tocca e interessa sicuramente tutti”.