
Arrivano le prime reazioni dopo la notizia, da noi anticipata, dello slittamento della presentazione del Piano finanziario a fine anno. Il Governo, infatti, è alle prese con le cifre rosse e nelle prossime settimane sono in programma una serie di riunioni per decidere cosa fare. Il disavanzo annuo oscillerebbe tra 150 e 200 milioni.
Per il presidente del Partito Socialista Manuele Bertoli le divergenze nascono nell’individuare le responsabilità: “Per noi socialisti la causa sta negli sgravi fiscali che non potevamo permetterci. Ora – prosegue Bertoli – è necessaria una manovra finanziaria consensuale per risolvere il problema. Noi – puntualizza il presidente del PS – assicuriamo la disponibilità a discuterne purché non si parli solo di tagli. È inoltre necessario – conclude Bertoli - rivedere con pragmatismo e ricerca del consenso, la questione delle entrate”.
Il presidente del PPD Giovanni Jelmini sostiene che “ci sono attività nello Stato che hanno perso d’importanza e altre che ne hanno acquisita parecchia, come il settore dell’energia. Il CdS dovrebbe rivedere i compiti dello Stato”. Sul tema delle entrate per Jelmini prima di tutto “bisogna fare il possibile per incassare i crediti che lo Stato già ha. Nelle imposte – dice Jelmini - ci sono ritardi incredibili. E poi – prosegue il presidente PPD - si tratta di capire quali sono i compiti che lo stato deve garantire e se necessario aumentare le entrate o, se è sufficiente, diminuire delle uscite destinate a attività che sono superflue”.
“Il deficit del piano finanziario – commenta invece il presidente del PLR Giovanni Merlini - è la riprova del fatto che senza interventi duraturi e strutturali sulla spesa non si esce da questa grave situazione. Merlini si dice d’accordo sulla simmetria dei sacrifici “ma non nella misura del 50 e 50, perché – spiega - è evidente che i maggiori problemi dalla finanze cantonali vengono dalla spesa. In ogni caso non chiudo la porta alla voce “nuove entrate” ma non toccherei le imposte, quanto piuttosto alcune tasse, ad esempio quella di circolazione”, conclude il presdidente liberale radicale.
Per Gabriele Pinoja “l’UDC richiederà dei tagli lineari nell’ambito dei beni e dei servizi e almeno una riduzione dell’1% dei contributi che lo Stato versa. Dall’altra parte – prosegue Pinoja - bisogna andare a guardare le cifre delle entrate fiscali previste, perché si dice che dovrebbero entrare almeno 50 milioni in più”.
[email protected] >>> Nei file audio: Manuele Bertoli (PS), Giovanni Jelmini (PPD) e Gabriele Pinoja (UDC)
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