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Energia
Conti AET, anche il 2023 è un "annus horribilis". Ora si guarda al 2024
Redazione
2 anni fa
Profondo rosso anche nel 2023 per AET che a causa della siccità ha visto crollare l’idroelettrico di oltre il 30%, chiudendo in deficit di 18 milioni. Ma con un contesto internazionale ancora incerto, aumentare e diversificare la produzione delle rinnovabili resta la priorità per l’azienda.

Seduta a quello stesso tavolo, la direzione dell’Azienda Elettrica Ticinese (AET) l’aveva predetto già un anno fa. Anche il 2023 sarebbe stato archiviato come un “annus horribilis”. I dati snocciolati oggi parlano effettivamente di una produzione idroelettrica crollata di oltre il 30% rispetto alla media decennale. E non poteva essere altrimenti con i bacini di nuovo all’asciutto. “Abbiamo avuto una perdita di 450 Gw/h, che equivale a 2 anni di piena produzione della Verzasca”, ci spiega Roberto Pronini – direttore AET – il quale ha aggiunto che a questa situazione si è sommata anche “la messa fuori servizio del Piottino per 4 mesi interi in pieno periodo estivo, quando di regola produce in banda ”. Si tratta di una delle centrali AET più importanti ed era la prima volta in 90 anni a venir chiusa.

Stop dovuto a lavori di manutenzione

Uno stop, quello appena descritto da Pronini, dovuto a importanti lavori di manutenzione. E non è tutto. Benché i prezzi dell’energia stiano complessivamente tornando al periodo prebellico, nei periodi di penuria ticinese oscillavano verso l’alto. Tutto questo ha portato di nuovo a un risultato d’esercizio negativo: -18 milioni. Tanti. Ma sicuramente meno rispetto al 2022. “Il fatto che i prezzi sono scesi ci ha permesso di acquistare l’energia mancante a un costo decisamente inferiore. Quindi il risultato è migliore”, ci spiega sempre il direttore di AET.

Un cauto ottimismo per il futuro

Insomma, vista la persistente mancanza di precipitazioni poteva andare anche peggio. E il cauto ottimismo rimane guardando all’anno in corso. “Abbiamo quantitativi di neve in quota molto importanti e nei primi 5 mesi dell’anno abbiamo già prodotto oltre il 20% della media degli anni passati. Siamo quindi sicuramente più positivi e ottimisti per l’anno in corso, che sarà finalmente in cifre nere”.

Obiettivo: aumentare e diversificare la produzione

Ma visto che i prezzi, benché in calo, si mantengono comunque a livelli medio-alti, aumentare la produzione diversificandola resta l’obiettivo da perseguire, pigiando l’acceleratore sul fotovoltaico. E lo prevede anche il Piano energetico e climatico cantonale. “Un tandem solare-idroelettrico è parte della soluzione: avere quindi l’idroelettrico che accumula gli eccessi di produzione, mettendoli a disposizione di notte e durante l’inverno. A noi spetta quindi aumentare la flessibilità e l’accumulo dei nostri impianti idroelettrici”. Proprio a causa della meteo-dipendenza intrinseca nelle rinnovabili. Un appello il consigliere di Stato Christian Vitta lo rivolge infine anche alla comunità: “Bisogna essere in grado di far fronte alle necessità con delle produzioni diversificate, in particolare rinnovare i rinnovabili. Dall’altro bisogna limitare i consumi laddove possibile farlo”.

“Per riequilibrare il bilancio ci vorrà qualche anno”

Intervenuto a Ticinonews, Giovanni Leonardi, presidente di AET, ha spiegato come "i prezzi medio-alti di questo momento è un aspetto positivo per la vendita dell'energia in esubero". Ma non solo, perché "anche l'innevamento è sopra la media decennale e questo porta ad avere buone riserve idriche fino all'autunno". Per colmare le perdite e riequilibrare il bilancio, tuttavia, "ci vorrà anche qualche anno visti i risultati registrati in passato, soprattutto nel 2022 dove le cifre rosse hanno superato i 50 milioni".