
Le associazioni economiche, in particolare l’Associazione Bancaria Ticinese, l’Associazione Industrie Ticinesi, la Camera di Commercio dell’Industria, dell’artigianato e dei servizi, la Camera ticinese dell’economia fondiaria e la Società impresari costruttori, hanno preso posizione in merito alla paventata introduzione dei principi di freno alla spesa pubblica nella Costituzione cantonale con l’applicazione di un coefficiente di imposta cantonale.In una lettera al Consiglio di Stato e alla Commissione della gestione e delle finanze, le associazioni si dicono “contrarie” a questa proposta pur condividendo naturalmente “l’obiettivo complessivo di garantire l’equilibrio finanziario delle finanze pubbliche e dunque di procedere ad un controllo rigoroso dell’evoluzione della spesa pubblica”.I motivi di questa contrarietà al metodo proposto sono da ricercare nel fatto che, secondo le associazioni, la priorità debba essere data al “contenimento della spesa pubblica e non all’aumento delle imposte”. L’introduzione del coefficiente di imposta cantonale causerebbe “un’evoluzione fluttuante del carico fiscale per le imprese, le società e i cittadini” questo fatto “penalizzerebbe ulteriormente l’attrattività del cantone Ticino quale territorio favorevole per l’attività economica e il soggiorno, amplificando appunto gli elementi di instabilità fiscale”.Inoltre sempre secondo le associazioni il disavanzo pubblico, che in base alla proposta non potrebbe superare il 3% del PIL cantonale, dovrebbe tenere conto dell’evoluzione della spesa con la reale evoluzione economica.Le associazioni concludono con “la consapevolezza della necessità di raggiungere giusti obiettivi di equilibrio finanziario e al necessità di responsabilizzare le scelte in base alle quali non possa essere speso più di quanto si è incassato (…) non può comunque distogliere tutti dal concentrare attenzione e impegno al contenimento e riorientamento della spesa pubblica, soprattutto di fronte alle incerte prospettive congiunturali.
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