
Settecento aziende, 240 alpeggi, 3'000 persone impiegate, attività per un valore globale di 100 milioni di franchi. È questa la fotografia del settore agricolo ticinese tracciata da Christian Vitta nell’aprire la giornata dell’economia 2018.
Occasione per guardare al presente e al futuro del mondo contadino e di un settore che deve vivere uno stato di emergenza pressoché perenne.
Al proposito Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia si esprime così ai microfoni di TeleTicino: "Si è confrontati con delle difficoltà di natura strutturale, quindi anche le risposte devono essere di natura strutturale. Da un lato, nell'ambito del settore agricolo, abbiamo i pagamenti diretti - per il Ticino ammontano a circa 40 milioni di franchi annui - degli aiuti ai miglioramenti infrastrutturali con cairca 5 milioni di franchi all'anno. Bisogna poi sapere identificare dei nuovi ambiti da sviluppare, qui può entrare in gioco la politica economica regionale che può finanziare dei progetti specifici".
A Cadempino, per l’occasione è arrivato anche Jacques Bourgeois, consigliere nazionale friburghese e direttore dell’Unione svizzera dei contadini. Il mese prossimo il consiglio federale metterà in consultazione il progetto politica agricola 22 plus e Bourgeois mette le mani avanti: "Dipendiamo già per un alimento su due che consumiamo dall’estero e non vogliamo che questa quota cresca ancora. Non è il segnale lanciato lo scorso anno dal popolo che ha plebiscitato il nuovo articolo 104° sulla sicurezza alimentare".
Capacità produttiva svizzera che va difesa soprattutto proteggendo i terreni agricoli dalla cementificazione e dal rinselvatichimento che se li mangiano a un ritmo incredibile.
Bourgeois: "Assistiamo ad una rarefazione delle risorse naturali, abbiamo un suolo che si sgretola sotto i nostri piedi a ritmo di 0,8 metri quadrati al secondo. È enorme, sia per rapporto all'abitato sia allo sviluppo della mobilità. Se vogliamo continuare a produrre un bene alimentare su 2 che consumiamo nel nostro paese - Ticino compreso - dobbiamo preservare queste aree agricole."
Problema questo che in Ticino è anche più marcato, come conferma a TeleTicino Sem Genini, segretario dell'Unione contadini ticinesi: "Sono il 13% di tutta la superficie, di cui inclusi il 9% di alpeggi, quindi si può ben capire come siamo ridotti all'osso ed è per quello che in tutti i progetti cerchiamo di mantenere questo terreno, di salvaguardarlo. Per produrre anche i prodotti locali, i prodotti specifici, ci vuole il terreno agricolo".
Ed è in questo contesto che si spiega l’opposizione del mondo contadino alle nuove officine di Castione, che dovrebbero occupare 150mila metri quadrati di terreno pregiato.
Filippo Suessli
Maggiori dettagli nel servizio del Tg di TeleTicino in onda dalle 18.45
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

