Cerca e trova immobili
L'intervista
Consumo di medicamenti, Tamò: "Dati insufficienti per parlare di leggerezza nelle assunzioni"
Redazione
3 anni fa
Il portavoce dell'Ordine dei farmacisti commenta la notizia dell'incremento dell'utilizzo di farmaci in Svizzera. "Sicuramente l'accessibilità da parte della popolazione è diventata più facile".

È notizia di oggi: nel 2022, più della metà della popolazione svizzera ha assunto un medicamento per un periodo di sette giorni. Dai dati risulta inoltre che negli ultimi 30 anni il consumo di medicamenti è in continuo aumento. Per analizzare le cause di questo trend e il suo possibile sviluppo, Ticinonews ha intervistato il portavoce dell'Ordine dei farmacisti, Federico Tamò.

Cominciamo subito dal dato sul consumo di medicinali complessivo. Colpisce questo incremento, dal 38% al 55% dal 1992 al 2022. Come se lo spiega?

“Per prima cosa bisogna guardare cosa sono effettivamente i dati. Partiamo dal 1992 per arrivare ai giorni nostri, quindi sono trent'anni in cui ci sono stati dei cambiamenti veramente importanti anche nella composizione della popolazione. Abbiamo dunque un invecchiamento, delle malattie che sono diventate meno mortali ma più croniche, e tutto questo automaticamente provoca un consumo e un fabbisogno di farmaci superiori nella popolazione”.

Quindi diciamo che prendiamo i medicinali per stare meglio, ma davvero tutti i medicinali che assumiamo servono?

“Buona domanda. Sicuramente ci sono delle direttive anche di de-prescrizione, che sono applicate specialmente nei pazienti anziani, in cui si fanno delle scelte terapeutiche proprio per migliorare e dare magari più qualità alla vita in questi ultimi momenti. Sono degli aspetti che vanno sempre portati avanti con il tempo e si cerca di essere molto più sensibili in quello che si dà e in ciò che è veramente utile”.

Lei ha citato la questione anagrafica, ma oltre a questa c'è anche una questione sociale? Si prendono medicine con più facilità, in modo magari più leggero rispetto a prima?

“I dati non sono sufficienti per determinare una leggerezza. Sicuramente l'accessibilità ai farmaci da parte della popolazione è diventata più facile, c'è una maggiore disponibilità e questo è qualcosa che permette a chi ha bisogno di farmaci di ottenerli, cosa che magari nel 1992 era meno facile. Vi sono anche una sensibilità e una conoscenza maggiori delle malattie: certe vengono diagnosticate molto prima rispetto a trent'anni fa, quindi per quelle patologie si instaura un trattamento precoce rispetto a una volta”.

C'è anche il dato sui disturbi del sonno: una persona su tre presenta dei problemi di questo tipo. Anche questo aspetto ha potuto constatarlo di persona sulla scorta del suo osservatorio?

“Sicuramente il sonno è qualcosa che è colpito. Se pensiamo al dinamismo e alla necessità di essere performanti nella società attuale, si tratta di aspetti che vanno ad impattare subito su quello che sono i problemi del sonno. Problemi per cui spesso si va prima a cercare un aiuto con un farmaco. Ma vi sarebbero anche dei comportamenti e abitudini di igiene del sonno da intraprendere, cosa che purtroppo è più difficile e richiede sforzi maggiori”.

Abbiamo visto anche la crescita del consumo di antidolorifici. Ci sono altre categorie di medicinali la cui assunzione aumenta?

“In generale penso che gli antidolorifici siano un ottimo esempio: si fa più attenzione e quando si ha bisogno di qualcosa lo si prende, ovviamente in alcuni casi anche quando si poteva sopportare il dolore, ma questo è molto soggettivo; dipende dalla relazione della persona con il dolore e anche da quello che deve fare l'individuo nel suo quotidiano. Qualcuno potrà tenersi il fastidio, mentre qualcun altro avrà bisogno di essere performante dal giorno zero. Anche tutto quello che sono i farmaci di accompagnamento nella popolazione anziana sono prodotti che sono in enorme crescita negli ultimi anni e decenni. Abbiamo poi anche dei nuovi medicamenti che portano a dei trattamenti dove prima non c'erano soluzioni”.

Può rientrare in questo quadro una maggiore facilità anche da parte dei medici a prescrivere determinati tipi di farmaci?

“Penso che i medici abbiano comunque una coscienza professionale ed etica nella prescrizione del farmaco, dove serve ed è giustificato per il paziente. Non penso che ci siano delle spinte unicamente a riguardo dei volumi. Sì, ci sono delle prescrizioni in più, ma ci sono delle casistiche e un'anagrafica della popolazione che giustificano nella maggior parte dei casi questi aumenti”.

Veniamo al ricorso alla pillola contraccettiva, il cui uso diminuisce. Come spiega questa tendenza?

“Sicuramente le pillole anticoncezionali, che erano la miglior soluzione all'inizio del 2002, adesso possono lasciar spazio anche ad altre soluzioni anticoncezionali che possono essere privilegiate, come ad esempio le spirali o gli anelli vaginali. Dunque c'è una diminuzione proprio in quello che è la pillola, ma si tratta di un passaggio a un'altra soluzione”.

Fin qui abbiamo commentato tutti i dati e le cifre, ma dal suo punto di vista il fatto che ci sia questo aumento dell'uso dei medicinali, è un aspetto positivo o negativo?

“Si vive di più e questo è positivo. Inoltre, se guardiamo un altro dato statistico, nel 2022, quando sono stati presi questi dati, avevamo l'85% della popolazione che si riteneva in uno stato di salute buono o molto buono. Ovviamente ci piacerebbe avere il 100%, però penso che l'85% dopo due anni di pandemia sia un ottimo risultato e possiamo essere contenti di questo”.

 

I tag di questo articolo