
Nuova sconfitta al Tribunale federale per Marco Consonni, l'imprenditore italiano arrestato nel settembre 2016 con le accuse di estorsione aggravata, usura per mestiere, coazione, falsità in documenti, impiego di stranieri sprovvisti di permesso e inganno aggravato nei confronti delle autorità, nell'ambito di quello che il sindacato OCST definì "il più grave caso di dumping mai emerso in Ticino."
A inizio agosto, come forse ricorderete, Consonni si era visto respingere dai giudici di Losanna la richiesta di restituzione del suo passaporto italiano, sequestratogli dalla Procura per evitare che lasci la Svizzera prima della fine dell'inchiesta (vedi articolo suggerito).
Lo scorso 8 settembre Consonni si è visto respingere un altro ricorso, presentato ancora una volta attraverso l'avvocato Sabrina Aldi.
Questa volta l'oggetto del contendere era una denuncia sporta da Consonni nei confronti dell'OCST e dei due sindacalisti Paolo Locatelli e Nenad Jovanovic, da lui accusati di diffamazione e calunnia. L'imprenditore italiano avanzava delle pretese di natura civile, ma il procuratore generale John Noseda aveva decretato un non luogo a procedere.
Consonni aveva interposto reclamo, ma la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino aveva confermato la decisione del procuratore generale.
Nel giugno 2017 Consonni si era quindi appellato al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, chiedendo l'annullamento della sentenza della Corte dei reclami penali e il rinvio dell'incarto al Ministero pubblico per nuovo giudizio.
Ma anche i giudici federali hanno giudicato le sue motivazioni infondate. Nella sentenza pubblicata oggi (6B_848/2017) si legge, tra le altre cose, "che non compete all'accusatore privato sostituirsi al Ministero pubblico o appagare un suo desiderio di rivalsa" e che "non è possibile riconoscere all'insorgente la legittimazione a contestare il merito della sentenza della Corte dei reclami penali."
Il Tribunale federale ha quindi dichiarato "inammissibile" il ricorso di Consonni, ponendo a suo carico le spese giudiziarie di 800 franchi.
AS
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