
Si erano prefissati di arrivare a 8’000 firme, che è il numero del “sold out” in Piazza Grande durante il Festival ma ne hanno raggiunte 9'402. Con soddisfazione questa mattina il comitato “Locarno don't touch the screen” ha consegnato le firme alla direzione del Film Festival e alle autorità cittadine: “L’ecosistema di Piazza Grande, ovvero lo schermo, è di una qualità tale che non può essere semplicemente pensionato per 150mila franchi di risparmio all’anno che è meno dell’1% del budget del Festival", ha spiegato Michele Bardelli, architetto e già municipale di Locarno. Di pensiero differente il vicepresidente Luigi Pedrazzini che replica a Bardelli: “Non è che ci sono più soldi, ci sono anche molti più progetti ed esigenze di trovare delle risorse", ricorda Pedrazzini. "Si sono sviluppati progetti collaterali sul piano internazionale come il BaseCamp rivolto ai giovani. Abbiamo delle pressioni sul budget molto più importanti rispetto al passato”.
"Ipotesi troppo peregrine"
La consegna è avvenuta nello studio di architettura Livio Vacchini in presenza di Eloisa, la figlia e numerosi sostenitori provenienti dal mondo della cultura. Tutti con la stessa intenzione: vedere risorgere lo schermo originale là dove è stato concepito e in nessun altro luogo: “Sono state fatte delle ipotesi che per noi tutte peregrine - spiega Bardelli - e non possono avere concretezza. Vorrei esprimermi con le parole di Mario Botta che in una telefonata di un paio di settimane fa mi ha detto: “Ma non si può cambiare una cosa che va così bene! Una cosa che è perfetta per lo scopo che deve servire!”
Il Festival apre ad un dietrofront
Intanto il Festival ha fin da subito aperto un canale di dialogo e sulla richiesta di un dietrofont resta possibilista. “Fare marcia indietro è un’opzione sul tavolo – spiega Pedrazzini - ritenuto che si riesca comunque a trovare degli elementi che ci consentano di abbassare i costi di montaggio e smontaggio della struttura.” Pedrazzini che vuole però sottolineare l’impegno del Festival nel curare la qualità delle infrastrutture temporanee: “Ci siamo impegnati a presentare un concetto che consenta di avere un’attenzione di qualità verso queste strutture. Penso che sia la responsabilità culturale ed etica del Festival di andare in questa direzione". E chiude con una frecciatina “Chi di merito dovrà valutare se anche le altre infrastrutture dei concerti e di Winterland non debbano subire lo stesso tipo di verifica di qualità".

