
Un'iniziativa parlamentare, depositata dalla democentrista Lara Filippini, propone di reintrodurre la facoltà di congiungere le liste dei partiti per le elezioni cantonali e comunali. Una proposta attualmente al vaglio della Commissoine Costituzione e diritti politici del Gran Consiglio, che dovrebbe dire la sua il prossimo mese di novembre. Finora è stato stilato un rapporto favorevole, redatto dal socialista Ivo Durisch, e sostenuto dalla Lega e La Destra. Contrari invece PPD e PLR, il cui rapporto verrà elaborato da Franco Celio.
Abbiamo messo a confronto le opinioni di Ivo Durisch (PS) e Maurizio Agustoni (PPD).
Favorevole o contrario alla congiunzione delle liste? Come mai?
Ivo Durisch - Sono favorevole alle congiunzioni, perché permettono di evidenziare affinità tematiche e programmatiche senza una perdita di identità dei partiti coinvolti a differenza di una lista unica. La possibilità delle congiunzioni era stata tolta per ridurre la proliferazione delle liste, cosa che non è invece avvenuta.
Maurizio Agustoni - "Le congiunzioni, idealmente, servono a garantire che anche i piccoli partiti abbiano voce nel dibattito politico. A livello federale la congiunzione è prevista per il Consiglio nazionale ed è bene così, perché - dato che i seggi sono assegnati per Cantone e i seggi da assegnare per Cantone sono generalmente pochi - alcuni partiti potrebbero essere completamente esclusi dal dibattito parlamentare. In una democrazia non è mai una buona cosa quando delle fette importanti di popolazione non hanno una rappresentanza parlamentare.In Ticino questo problema non esiste perché i seggi da assegnare in Gran Consiglio sono 90 e pertanto anche forze politiche attorno al 1% hanno la possibilità di partecipare al dibattito parlamentare.Per l'esecutivo - dove i seggi da assegnare sono pochi (5 per il Consiglio di Stato, 5 o 7 nei Municipi) - il sistema delle congiunzioni si giustifica se il sistema di ripartizione dei seggi favorisce in modo eccessivo le maggioranze (p. es. partecipa alla distribuzione dei seggi solo chi ottiene un quoziente pieno), per cui l'unico modo per dare voce a delle minoranze è consentire delle congiunzioni.In Ticino fino a qualche anno fa eravamo in questa situazione per cui erano previste le congiunzioni, ciò che in alcuni casi sfociava giocoforza in alleanze contronatura.Proprio per evitare questo genere di situazione il sistema elettorale è stato modificato per consentire di maggiore rappresentatività politica negli esecutivi; l'obiettivo è stato raggiunto prova ne è nei Municipi dei principali Comuni sono rappresentati tutti i partiti "di governo". In questa situazione le congiunzioni non si giustificano più, perché costituirebbero una distorsione del sistema e introdurrebbero senza motivo una disparità di trattamento di elettori; in effetti chi vota una lista congiunta ha una sorta di voto "di riserva" (o di "piano B") di cui non dispone chi vota una lista non-congiunta. In democrazia ogni voto deve valere 1 e non 1,2 o 1,3.
Quali sarebbero le conseguenze per la politica ticinese di una possibile di congiunzione delle liste?
ID - A livello di seggi non credo cambierebbe qualcosa, ci sarebbe però più chiarezza, anche per il cittadino, per quanto riguarda le alleanze programmatiche durante il quadriennio di legislatura.
MA - Il Ticino ha già conosciuto il sistema delle congiunzioni delle liste e in alcuni casi si erano verificate congiunzioni chiaramente contro-natura. Nel contesto attuale credo che, almeno in una prima fase, assisteremmo a la divisione di alcune aree politiche - venendo meno la necessità di stare assieme - e a un riequilibrio di forze tra alleati. Nel lungo periodo temo che le congiunzioni potrebbero favorire una frammentazione del panorama politico, ciò che - in un sistema a democrazia diretta dove è importante il compromesso tra le forze politiche - non mi sembra un buon modo per affrontare le sfide sociali ed economiche che attendono il Ticino.
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