
Un mese di tempo, è quanto la Direttiva del PLR ha dato al proprio Ufficio presidenziale per approfondire una possibile congiunzione di liste con il PPD. Un’alleanza che, è stato ripetuto in lungo e in largo, non deve limitarsi all’appuntamento elettorale di ottobre e al ballottaggio di novembre, ma deve sfociare in un’intesa comune su alcuni temi cantonali. La richiesta partita dai vertici popolari-democratici ha fatto breccia fra quelli liberali-radicali.
"Se si vuole fare un programma che vada al di là di una semplice congiunzione bisognerà valutare la questione in modo approfondito. Dobbiamo essere tutti d'accordo, si tratta di dare e di ricevere, una cosa che vale sia per noi sia per il PLR", ha spiegato il presidente dei popolari democratici Fiorenzo Dadò a TeleTicino.
In gioco ci sono i seggi del centro al Nazionale e agli Stati, ma prima di pensare alla sfida con il blocco di destra e quello di sinistra i due partiti dovranno affrontare le rispettive basi, non necessariamente entusiaste dall’ipotesi di un’alleanza.
Da parte sua, il presidente del PLR Bixio Caprara ha già voluto rassicurare i suoi, sottolineando come non si tratterebbe di un matrimonio. Sebbene parlando in termini generali, anche Gerard Pfister, presidente del PPD svizzero, sabato scorso, non ha risparmiato una stoccata al PLR nazionale, per l’improvvisa annunciata svolta ecologista. Come dire che uniti sì, ma pur sempre storicamente diversi e divisi…
"Ogni partito ha le sue caratteristiche. Una congiunzione tecnica, con un programma fatto di due, tre, quattro punti comuni da portare avanti, non significa che poi i partiti saranno imbrigliati. A livello federale il nostro presidente ha però anche ribadito la buona collaborazione che c'è nella maggioranza dei Cantoni e a Berna" ha sottolineato Dadò.
La situazione è in continua evoluzione, ma un dato certo c’è: l’alleanza al centro non si estenderà alle comunali dell’aprile 2020.
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