
La raccolta firme per l’iniziativa «Società ed economia forti grazie al congedo parentale (Iniziativa per un congedo familiare)» è riuscita. Come si legge in una nota dell'OCST, alle 13:00 di oggi, mercoledì 30 settembre, sono state consegnate alla Cancelleria federale le 112’517 firme raccolte grazie all’impegno dei membri dell’Alleanza cui appartiene anche l’OCST insieme a Travail.Suisse. «È un’iniziativa nella quale il nostro sindacato crede molto perché mira ad offrire un congedo di 18 settimane per ciascun genitore alla nascita dei figli, valorizzando l’impegno congiunto della madre e del padre nei compiti di cura ed educazione», si legge nel comunicato, in cui viene sottolineato come, nell'ambito dei congedi per la genitorialità, la Svizzera è oggi uno dei Paesi che offre le peggiori condizioni nel confronto internazionale. «Le famiglie sono obbligare ad un equilibrismo costante che ricade oggi specialmente sulle donne, le quali troppo spesso rinunciano o riducono l’attività lavorativa per potersi occupare della famiglia».
E ancora: «La nascita di ogni nuovo bambino è un valore immenso per tutti, non una questione privata da delegare alle donne. Le madri devono poter avere più tempo a disposizione dopo il parto prima di ritornare al lavoro e i padri devono avere la possibilità di dedicarsi fin da subito al nuovo nato e non essere esclusi da questo compito come accade nel sistema e nella consuetudine attuale».
Come sottolinea, ancora, OCST, una più equa distribuzione dei compiti di cura all’interno delle famiglie, oltre ad essere arricchente per tutti, consente alle donne di assumere maggiori compiti anche in ambito professionale, correggendo le disfunzioni attuali che portano, dopo la nascita dei figli, ad una crescente disparità salariale. «Esiste infatti un meccanismo per il quale attualmente si tende ad attribuire proprio alle donne tutto il carico della cura, creando una sorta di concorrenza sleale tra donne e uomini sul posto di lavoro: a nessun uomo, durante un colloquio di lavoro, viene chiesto se intende avere figli. Questa iniziativa riporta la questione su un piano di parità».

