
Lo abbiamo detto più volte in questi giorni: il prezzo dei carburanti in Svizzera è tornato a salire. Ma se in alcune regioni del paese benzina e diesel restano relativamente più economici, in Ticino i prezzi sono molto più alti. Una situazione che ha riaperto il dibattito politico sulle tasse che gravano sul carburante. Scena già vista, prima con il conflitto scoppiato in Ucraina, ora con quello che da alcune settimane si è acceso in Iran. Sono diverse le proposte arrivate sul tavolo del Consiglio federale per cercare di limitare l’aumento del costo dei carburanti. C’è chi ad esempio ha chiesto di intervenire per riportare le tariffe ai livelli precedenti al 28 febbraio riducendo l’imposta sugli oli minerali e chi, come il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, di ridurre temporaneamente queste imposte per alleggerire il costo per i cittadini. Proposte tuttavia finora rispedite al mittente.
La questione dell'IVA
Uno dei punti più controversi riguarda il fatto che l’IVA venga applicata sull’intero prezzo della benzina, quindi anche sulle altre tasse che lo compongono. Ed è qui che entra in gioco il consigliere agli Stati Marco Chiesa. «La Confederazione preleva l’IVA su tutto il prodotto benzina. Si tratta di un cumulo di imposte che trovo scorretto e ingiustificato», afferma il deputato democentrista. In sostanza, dunque, un’«imposta su un’imposta», che farebbe aumentare il prezzo di circa sette centesimi al litro. Chiesa considera questo una forma di speculazione fiscale indiretta. Al Governo viene chiesta ragionevolezza ed esemplarità in un momento difficile. «Più aumenta il costo della benzina e più lo Stato incassa», prosegue Chiesa. «Bisognerebbe essere da esempio per proteggere il potere d’acquisto dei cittadini. La gente utilizza spesso e soprattutto l’auto per lavorare».
Molteplici proposte
Nel 2022 proprio il Consiglio degli Stati aveva respinto una proposta simile sostenendo che sarebbe stata di difficile applicazione e avrebbe causato perdite fiscali. Tuttavia, erano state molteplici le proposte arrivate dalla politica che chiedevano una mano tesa nei confronti dei cittadini. Una di queste era quella del deputato socialista Bruno Storni, che chiedeva una ridistribuzione dei maggiori introiti dell’IVA direttamente alla popolazione. «Più volte si è tentato di far intervenire la Confederazione, soprattutto per ridurre la parte IVA, ma non ci si è mai riusciti», rileva Storni.

