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Ticino
Conflitti e aumento del carburante, Rossi: «La normalità si trova sul lungo periodo»
Red. Online
19 ore fa
Secondo il già direttore di AET, in una situazione di crisi i prezzi giornalieri per l'approvvigionamento variano in maniera quasi istantanea. «Se la guerra proseguirà, dovremo probabilmente aspettarci dei rincari».

Il prezzo del carburante è uno dei temi maggiormente sotto i riflettori dopo gli ultimi sviluppi in Medio Oriente. Molti si sono stupiti nel constatare che pochi giorni dopo l'inizio del conflitto vi era già stato un aumento delle tariffe. «Il carburante che stiamo mettendo nel nostro veicolo non è stato acquistato recentemente», si sono detti in molti. Siamo quindi confrontati con dei casi di speculazione, oppure il meccanismo è un altro? «Allora, anche nel mondo delle energie fossili, del petrolio, i grandi fornitori del mercato hanno un proprio portafoglio e dispongono quindi di una struttura di approvvigionamento definita attraverso tre livelli», spiega a Ticinonews Paolo Rossi, già direttore di AET. «Il primo è quello degli acquisti annuali o pluriennali, che sono la maggioranza; il secondo concerne gli acquisti a medio termine; infine, vi sono i cosiddetti prezzi giornalieri, che sono quelli 'spot' per colmare le differenze». In una situazione di crisi «questi ultimi cambiano in maniera quasi istantanea. Il prezzo giornaliero, a dipendenza delle strategie di gestione del portafoglio, può variare da un 10 a un 30%».

«La normalità la si ritrova in un periodo più lungo»

Per fare un esempio concreto, «se viene chiuso lo Stretto di Hormuz per sei-nove mesi, probabilmente è giustificato che uno porti tutto il suo portafoglio al prezzo di mercato, perché quella sarà la tariffa di sostituzione. Se la chiusura dura invece tre settimane, presumibilmente se ne alzerà solo una parte». Il mercato «è apparentemente libero, ma in realtà governato da un oligopolio, quindi da strutture cartellari. E qui è possibile che si innesti una speculazione». Secondo Rossi c’è però un ulteriore elemento da considerare: «Come detto, normalmente ci sono tre componenti - annuale, trimestrale e giornaliera -. È chiaro che in una situazione di crisi il fornitore, per assicurare la sicurezza dell'approvvigionamento, tenderà a ridurre la parte fluttuante, quindi quella giornaliera, e ad assicurarsi, diciamo così, almeno dei contratti trimestrali». Questo «spiega perché, quando è finito il momento di crisi, i prezzi non tornano ‘giù’ così velocemente. La normalità la si ritrova in un periodo più lungo».

Cosa aspettarsi

Guardando al futuro, «io comprendo la preoccupazione dei cittadini, ma bisogna pensare che questi fenomeni di breve durata impattano tanto sul nostro immaginario, ma probabilmente non così tanto sul portafoglio di approvvigionamento». Chiaramente «se questa situazione di guerra dovesse perdurare, dovremo probabilmente aspettarci comunque dei rincari. Ciò significa che bisogna probabilmente stare alla larga da fonti primarie come il petrolio, ma anche come l'uranio, provenienti da paesi politicamente instabili e andare il più possibile verso produzioni locali. L'autarchia completa probabilmente non sarà possibile, ma possiamo comunque parare i rischi», conclude Rossi.

 

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