
È comparso oggi di fronte alla Corte del Tribunale penale di Bellinzona presieduta dal giudice Giuseppe Muschietti il 32enne svizzero-turco di Lugano accusato dal Ministero pubblico della Confederazione di aver predicato l'Islam radicale nonché di aver reclutato leve per il sedicente Stato Islamico. Poco dopo le 17.00 è giunta la sentenza.
Il Tribunale penale federale ha confermato la condanna di due anni e mezzo, di cui sei mesi da espiare. L'ex agente di sicurezza sarà rilasciato a breve, visto che ha già scontato la quasi totalità della pena.
L'uomo era stato fermato durante il blitz antiterrorismo del 22 febbraio scorso al centro per richiedenti d'asilo di Camorino, dove lavorava come agente di sicurezza per l'Argo1. Il suo nome era finito nel mirino degli inquirenti federali nell'ambito dell'inchiesta a carico del campione di kickboxing di Canobbio Moutaharrik, condannato nei mesi scorsi a Milano a sei anni di carcere per terrorismo internazionale.
Per l'ex agente di sicurezza la Procura federale aveva chiesto due anni di carcere di cui 6 mesi da espiare, oltre al pagamento di tutte le spese procedurali. Dopo le prime ammissioni lo scorso maggio, all'uomo è stata accordata l'espiazione anticipata della pena alla Stampa. Difeso dall'avvocato Carlo Borradori il 32enne ha condiviso la condanna e per questo il processo si è svolto con rito abbreviato.
Alla domanda del giudice "l'atto d'accusa rispecchia la veridicità dei fatti?", il 32enne ha risposto in modo affermativo. L'imputato ha dunque ammesso di aver svolto un'attività di proselitismo dell'Islam radicale, sia personalmente, sia con mezzi virtuali dal 2014 fino al suo arresto. Ha però puntualizzato: "Io non ho mai obbligato nessuno ad abbracciare le mie idee. La gente spesso mi chiedeva spiegazioni circa l'Islam radicale e io le davo".
L'ex agente di sicurezza è stato inoltre accusato di aver aiutato due uomini a raggiungere la Siria. L'imputato ha ammesso di aver indicato al primo come acquistare biglietti del bus per raggiungere la Siria dalla Turchia dandogli anche 100 franchi pur sapendo dove era diretto. "Non ho scusanti", ha detto. Il 32enne ha poi ammesso di aver ospitato in Turchia il secondo uomo, Oussama Khachia, prima della sua partenza per la Siria, dove è poi deceduto nel dicembre del 2015.
"Ho sbagliato, lo ammetto. Dalla giustizia sono stato trattato con rispetto e nel modo più corretto". Queste le ultime parole dell'imputato prima della fine del dibattimento.
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