
Il suo ruolo era quello di recarsi dalle vittime per recuperare il denaro estorto al telefono dai complici. Si presentava ben vestito: cravatta e volto sbarbato. E fingendosi consulente di banca "con fare distinto" ha chiosato il giudice Mauro Ermani si faceva consegnare il denaro. Un meccanismo analogo ad altri casi emersi negli ultimi anni e noti alla cronaca come la truffa del falso nipote. L'uomo, un 31enne polacco con precedenti per furto, è comparso oggi a Mendrisio di fronte alla Corte delle Assise criminali per rispondere di truffa per mestiere. In tutto una novantina di colpi, secondo la procuratrice pubblica Chiara Borelli, perlopiù tentati. Cinque invece quelli messi a segno nel novembre del 2012 su tutto il territorio cantonale. Un malaffare che ha fruttato la bellezza di 168 mila franchi ai danni di persone anziane, cadute nella trappola delle richieste, in quella voce ammaliante, supplichevole che chiede aiuto ma che nel contempo carpisce quelle informazioni base necessarie per far scattare la truffa. Ma il 31 novembre dello scorso anno, nelle maglie degli inquirenti è finito lui. "La sua colpa è grave" ha tuonato la procuratrice Borelli che ha al termine della sua requisitoria ha chiesto una pena di 3 anni e 6 mesi da espiare. "L’imputato non ha mai lavorato. Uscito dal carcere nel giugno del 2012, ha truffato un’anziana ultraottantenne facendosi consegnare 25 mila franchi. I risparmi di una vita elargiti per il bene di un parente. Un falso parente". Per questi fatti la Corte ha condannato il 31 enne a 2 anni e 8 mesi di carcere.
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