
È stato condannato a 18 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni, il 54enne che a tre riprese, nel 2009, 2010 e 2012, ha appiccato il fuoco a una cascina utilizzata dai cacciatori nella zona di Bordei (Centovalli). L'uomo voleva difendere la "propria montagna".
Come riporta il Cdt online, il procuratore pubblico Arturo Garzoni aveva proposto una condanna di 24 mesi sospesi con la condizionale, "la caccia, si dice spesso, è come un virus che ti entra nel sangue". "Così in questo caso una passione, di norma sana, è degenerata comportando pesanti ripercussioni sulla vita di un uomo", ha dichiarato il procuratore, indicando come movente gelosia dei propri territori e l'egoismo di voler preservare queste aree «dall'invasione» di altri cacciatori.
L'avvocato Stefano Genetelli di Lugano, a cui è stata affidata la difesa, ha invece indicato che i motivi del gesto sono da ricercare nella volontà del 54enne di preservare intatta un'area idialliaca, un luogo al quale l'uomo, a sua volta cacciatore, è legato dall'infanzia. Niente a che fare dunque con la rivalità tra i cacciatori.
Gentelli aveva chiesto una pena sospesa non superiore ai 12 mesi, vista anche l'incensuratezza del 54enne.
La presidente della Corte delle Assise correzionali di Locarno Rosa Item ha definito i fatti come "molto gravi", vista la ripetizione a anni di distanza. Tenuto conto del sincero pentimento dell'uomo e della sua collaborazione, la giudice ha comunque optato per una via di mezzo.
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