
"Le rapine sono reati odiosi, che non mirano solo a sottrarre del denaro, ma che mettono anche a rischio delle persone lasciando inoltre strascichi psicologici nelle vittime". Con queste parole il giudice Amos Pagnamenta che presiedeva la Corte delle Assise Criminali di Mendrisio riunitasi ieri a Lugano, ha spiegato perché la colpa dell'uomo a processo era oggettivamente grave e quindi andasse condannato. Alla sbarra ieri vi era un cittadino rumeno di 31 anni accusato di rapina aggravata, ripetuta, consumata e tentata e di infrazione alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni, ripetuta. A lui si contestavano due diversi colpi alla stazione di servizio ENI in via Cantinetta a Ligornetto, il primo, solo tentato, commesso l'8 maggio 2017 alle 16.30 circa, il secondo, riuscito, messo a segno la mattina successiva verso le 10.30. In entrambi i casi l'uomo ha agito con dei complici.
La Corte ha considerato, come attenuanti, la collaborazione dell'imputato nel corso dell'inchiesta e lo stato di indigenza in cui versava nel maggio dello scorso anno (l'uomo viveva sostanzialmente per strada), e lo ha condannato a 22 mesi di detenzione, di cui 9 da espiare e 13 sospesi per un periodo di prova di 2 anni, e all'espulsione dal territorio elvetico per 10 anni.
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