
È stata condannata a 24 mesi sospesi condizionalmente per tre anni l'avvocatessa luganese Xenia Peran, accusata di ripetuta appropriazione indebita, ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, ripetuta amministrazione infedele, estorsione (tentata), ripetuta coazione, ripetuta soppressione di documenti, ripetuta diffamazione, ingiuria e ripetuta violazione del segreto professionale.
La Corte, presieduta dal giudice Marco Villa, in virtù del principio "in dubio pro reo" l'ha prosciolta da numerosi reati, quali amministrazione infedele, tentata estorsione, ingiuria, violazione del segreto professionale e in parte ripetuta soppressione di documenti. Ma ha riconosciuto l'imputata colpevole di ripetuta appropriazione indebita per circa 150mila franchi (un importo minore rispetto a quanto ipotizzato dal procuratore pubblico), ripetuta sottrazione di cose requisite o sequestrate, tentata coazione nei riguardi di Corrado Ferlaino (ex presidente del Napoli Calcio) e ripetuta coazione nei confronti delle altre vittime e ripetuta diffamazione.
Il procuratore pubblico Paolo Bordoli, ricordiamo, al termine della sua requisitoria aveva chiesto una pena detentiva di tre anni da espiare, una pena da 10 aliquote da 400 franchi (per ingiurie) e l’interdizione dall’esercizio della professione sempre per tre anni.
Il giudice ha tuttavia respinto la richiesta di imporre un divieto di esercitare la professione di avvocato, in quanto non vi sono esempi concreti e certi che l'avvocatessa commetterà altri reati. L'imputata dovrà invece risarcire il 10% dell'indebito profitto alla parte lesa, ossia circa 60mila franchi.
Non sono infine mancati colpi di scena nella giornata conclusiva del processo. Xenia Peran si è infatti presentata di persona stamane allo sportello del Tribunale per chiedere la riapertura del procedimento. Questo dopo aver trovato un avvocato di fiducia a Milano. Richiesta che però è stata considerata tardiva e quindi negata.
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