
Una 31enne di nazionalità rumena è stata condannata ieri alle Assise criminali di Lugano a due anni di detenzione, di cui sei mesi da espiare e il resto posto al beneficio della sospensione condizionale.
La corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta l'ha riconosciuta colpevole di promovimento della prostituzione, esercizio illecito della prostituzione, attività lucrativa senza autorizzazione e inganno ripetuto nei confronti delle autorità. È invece caduta l'accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Nicola Respini, di tratta di esseri umani.
La donna, insieme al suo compagno, anche lui rumeno, aveva attirato con l'inganno in Ticino una connazionale 34enne. Quest'ultima era stata obbligata a prostituirsi, dapprima a Molino Nuovo poi a Pregassona, e a consegnarle i guadagni. Il tutto tra la fine di giugno e l'inizio di novembre dell'anno scorso, quando la 34enne si era rivolta alla polizia per denunciare i fatti.
La 31enne era poi stata arrestata nel febbraio scorso, mentre il compagno, che ha dei precedenti penali in Italia per promovimento della prostituzione, è risultato essere latitante, e lo è tuttora. Nei suoi confronti è stato spiccato un mandato di arresto internazionale.
"L'imputata ha costituito con il suo compagno una piccola impresa familiare e ha sfruttato l'ingenuità dell'accusatrice privata, schiavizzandola. La vittima veniva controllata e le venivano imposti i clienti" ha affermato durante la sua requisitoria il procuratore pubblico Nicola Respini, chiedendo una pena di 2 anni e mezzo da espiare.
"Il vero bruto non è qui in aula" ha dal canto suo sottolineato il legale dell'imputata, avvocato Patrick Untersee, riferendosi al fatto che pure la 31enne era stata in passato vittima del suo compagno.
La corte ha infine accolto almeno in parte la proposta di pena formulata dal procuratore pubblico. La difesa si è però già riservata il diritto di impugnare la sentenza in appello.
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