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Ticino
Condannata per reati finanziari, perde il permesso
Condannata per reati finanziari, perde il permesso
Condannata per reati finanziari, perde il permesso
Redazione
7 anni fa
Respinto il ricorso di una cittadina italiana condannata nel 2016 per appropriazione indebita e riciclaggio

Aveva sfruttato la sua attività di amministratrice sottraendo ai suoi clienti una somma pari a 733’576 franchi. Per questo motivo, il 4 ottobre 2016 una 56enne cittadina italiana era stata condannata dalla Corte delle Assise criminali di Mendrisio a 2 anni e 6 mesi (pena parzialmente sospesa per 24 mesi) di carcere in quanto ritenuta colpevole di ripetuta appropriazione indebita e riciclaggio di denaro aggravato e a quasi tre anni di distanza dalla sentenza le è pure stato revocato il permesso di domicilio. Le malversazioni, lo ricordiamo, erano state commesse in correità con l’allora compagno, tuttora latitante. Ai tempi si sospettava che potesse trovarsi a Dubai.

Preso atto della suddetta condanna penale, il 14 dicembre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni le aveva revocato il permesso di domicilio per motivi di ordine pubblico, intimandole di lasciare il territorio elvetico. La decisione era stata confermata su ricorso dal Consiglio di Stato il 5 settembre dello scorso anno.

La donna si era quindi rivolta al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), ma senza successo. Con sentenze del 18 aprile scorso la Corte cantonale ha infatti dato ragione alla Sezione della popolazione. “Pur tenendo in considerazione il fatto che prima della citata condanna la ricorrente era incensurata e che a seguito della scarcerazione avvenuta il 25 ottobre 2016 sembra non avere più interessato le autorità penali, bisogna tuttavia prendere atto che si è macchiata di gravi atti delittuosi di natura pecuniaria, visto il lungo periodo in cui ha agito e le importanti cifre in gioco”, ha concluso il TRAM. La donna “è caduta nell'illecito per un lungo periodo di tempo, denotando un'innegabile continuità e assiduità, viste le numerose operazioni fraudolente e l'alto valore delle somme in questione, nonostante godesse di una situazione finanziaria e personale stabile”. Per questi motivi “non è possibile escludere un eventuale rischio di recidiva”.

Del resto, secondo la prassi costante del Tribunale federale, “anche l'atteggiamento tenuto durante la detenzione, come il fatto che una persona venga rilasciata condizionalmente, non permette di concludere che il soggetto in questione non costituisca più un pericolo per la società”.

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