
Ieri, lunedì 21 dicembre, un giorno prima dell’entrata in vigore delle nuove normative anti-covid, Teleticino si è recata a Grancia, dove il coronavirus non sembra aver scalfito la voglia di shopping natalizio, per scoprire quale fauna ticinese si aggira per i negozi. Mentre i commercianti gioiscono: “Sto lavorando molto bene, già da stamattina alle 9 c’era tantissima gente”, spiega una negoziante, “penso che anche il ticinese, non andando in Italia, si ferma qui, aumentando le nostre vendite”.
“L’online è molto aumentato”, spiega però il responsabile di un altro negozio, “quindi molte vendite non le facciamo direttamente in negozio”. Ma cosa va di più? Risponde una commessa: “Abbigliamento, scarpe, elettrodomestici... di tutto”, con così tanta varietà da non saper bene dire qual è il regalo più brutto che si è dovuto incartare: “Forse certi peluche, o alcuni degli elettrodomestici più complicati”. Ci sono anche gli artisti del regalo, che vien da chiedersi cosa facciano a Grancia: “Ho fatto solo regali creati da me, dal sapone ai dolcetti, quindi quest’anno spiega niente”, racconta un passante.
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Lucibello: “Dovremo fare considerazioni”
Per il settore comunque la situazione resta difficile: “Un occhio ride e un altro piange”, spiega Lucibello, presidente della DISTI, “se per gli alimentari ci sono risultati accresciuti, nel ‘non food’ non si è ancora recuperato quanto perso nel lockdown. Anche i piccoli commercianti fanno fatica e le domeniche di chiusura non aiutano. Faremo i conti a fine anno, nel frattempo siamo confrontati con la sicurezza e con l’evitare assembramenti inutili che ci faranno aumentare il rischio di chiusure.
Riuscirete a compensare l’annata con il periodo natalizio? “Non sono rose e fiori, al di là del settore alimentari. Si parla di una grossa fetta del settore e molti posti di lavoro su cui dovremo fare considerazioni”. Quindi si aspetta licenziamenti nel settore? “È un po’ presto, per ora non mi sento di dire che ci possono essere licenziamenti”
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