Gastronomia
Con la pandemia il Ticino ha perso per strada 126 ristoranti
8 giorni fa
È il Cantone che ha registrato maggiori chiusure nel settore della ristorazione nel 2022. Suter: “Cifre elevate, ma conseguenza di una situazione particolare”.

Il 2022 è stato un anno molto duro per il settore della ristorazione. In Svizzera sono andati persi 490 locali. Lo dimostrano i dati del registro di commercio, raccolti dall’istituto Crif e riportati dal portale Watson, che ha dedicato un articolo sulle conseguenze della pandemia sul settore della ristorazione. Il Ticino non ne esce particolarmente bene: è il Cantone in cui si sono registrate maggiori chiusure, ben 126. Dietro il nostro Cantone ci sono Argovia (-106) e Friborgo (-76). Sono invece 5 i Cantoni il cui saldo è positivo: Zurigo (28), Turgovia (21), San Gallo (20), Basilea Campagna (6) e Giura (1).

Preoccupa il dato ticinese

Il dato ticinese non rassicura il settore. “Le cifre sono elevate”, commenta il presidente di GastroTicino Massimo Suter a Ticinonews, spiegando che il periodo pandemico è stato complicato da gestire. “È un segnale che non possiamo ignorare. Credo però che non si tratti di un'emorragia, ma piuttosto di una conseguenza di una situazione eccezionale". Secondo Suter, infatti, ci sarà una ripresa e il mercato si regolerà in tempi brevi. “Vi sarà un calo delle chiusure e una ripresa delle aperture, oppure un gioco a pari. L'importante è che le nuove aperture siano ponderate, serie e che vadano a durare negli anni”.

Le nuove sfide del settore

Chi ha superato il periodo pandemico, ora si trova di fronte a nuove sfide, come i rincari energetici. Una situazione che secondo Suter è addirittura più seria, con bollette salate da gestire. E all’orizzonte c’è un’altra difficoltà: l'accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri. "Il Cantone non sarà più così attrattivo per il lavoratore frontaliere. La differenza tra quanto guadagnerà in Svizzera e quanto guadagnerà in Italia non sarà più così elevata. Molte persone probabilmente decideranno di non fare il frontaliere. Questa imposizione fiscale darà forse spazio al residente”.